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La vita altrove


Testo proposto da LaRecherche.it

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Pubblicato il 21/06/2021 12:00:00

 

Al che l’uomo bruno replicò che è moderna solo l’arte che aiuta a lottare per un mondo nuovo, e non era certo questo il caso del surrealismo, giacché le masse popolari non lo comprendevano.


La discussione era interessante;

l’uomo bruno sviluppava i suoi argomenti

con garbo e senza tono autoritario,

sicché la polemica non degenerò mai in litigio,

neanche quando Jaromil,

inebriato dall’attenzione che si concentrava su di lui,

ricorse a un’ironia alquanto convulsa;

del resto nessuno espresse un giudizio definitivo,

nella discussione intervennero altre persone

e l’idea che Jaromil sosteneva fu ben presto sommersa da nuovi temi di discussione.


Ma era poi così importante che il progresso esistesse o no,

che il surrealismo fosse borghese o rivoluzionario?

Era così importante che avesse ragione lui

o avessero ragione gli altri?

 

L’importante era essersi unito a loro.

 

Disputava con loro, ma provava nei loro confronti un’ardente simpatia.

 

Non li ascoltava neanche più e pensava a una cosa soltanto,

che era felice:

aveva trovato un gruppo di persone in cui lui non esisteva come figlio di sua madre o come compagno di classe, ma come se stesso.

 

E si disse che si può essere totalmente se stessi

solo quando si è totalmente in mezzo agli altri.

 

 

[ La poesia qui proposta è un libero adattamento in versi della scrittura in prosa tratta da La vita è altrove, Milan Kundera, Adelphi, traduzione di Serena Vitale, pagina 141 ]

 

 


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