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eBook n. 158 :: Le Temps retrouvé, di Marcel Proust
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Data di pubblicazione:
14/05/2014 12:00:00
 

# 10 commenti a questo e-book [ scrivi il tuo commento ]

 Antonella Gallo - 23/07/2014 07:48:00 [ leggi altri commenti di Antonella Gallo » ]

Scrivere su Proust é un’impresa quasi impossibile: molto é stato detto e di fronte al caleidoscopio di sensazioni suscitate dall’Opera, il lettore avverte ancora più drammaticamente lo scarto tra ’le impressioni e le espressioni’...Gennaro Oliviero ci riesce e comunica a quanti si accostano alla lettura dell’ultimo volume de La Recherche ’il segreto’ del Tempo Ritrovato in maniera colta, ma accorata, da lettore devoto che ha visto progressivamente illuminare la propria vita dalle ’epifanie proustiane’. Il segreto é racchiuso naturalmente nella parola ’tempo’ che nella sua eternità indifferente raccoglie i momenti puntuali della vita e della storia: la Guerra, le passeggiate notturne, il selciato sconnesso...Gennaro Oliviero, come in un percorso analitico, di questo ’segreto’ riesce ’a farne qualcosa’: egli offre al lettore la chiave interpretativa di una lettura che non scorga solo il volto devastato e grottesco degli invitati alla matinée, ma la possibilità di una ’riappropriazione’ soggettiva del tempo. Molto interessanti anche il riferimento accurato al ’cinema proustiano’ e il riassunto dell’opera che possono invogliare i nuovi lettori e risvegliare la memoria di quanti l’abbiano già letta...

 Paolo Lagazzi - 30/05/2014 11:38:00 [ leggi altri commenti di Paolo Lagazzi » ]

Il saggio di Gennaro Oliviero sul Temps retrouvé:elegante, terso e ricco;comunica le atmosfere, le idee e le emozioni proustiane in modo tale da risvegliare un desiderio quasi irresistibile di correre a rileggersi quel grandissimo libro che è la "Recherche". Alcuni passaggi sono particolarmente coinvolgenti per me: l’idea della notte come prospettiva privilegiata per mettere a fuoco il senso della Storia tocca le mie corde di nottambulo, la mia propensione a meditare nelle ore notturne abbandonandomi a pensieri strani, a fughe di idee labirintiche... La speranza di Proust in un miracolo (cioè nel fatto che si potesse evitare la Grande Strage) malgrado il suo essere "non credente" commuove e conferma, se ce ne fosse bisogno, la sua profonda, straordinaria sensibilità religiosa, un’apertura d’animo così radicale da sopravvivere alla "morte di Dio". Inoltre non conoscevo i film di Ruiz e di Chantal Akerman né il libro di Anna Masecchia: li cercherò, sono molto curioso di saperne di più sul rapporto del cinema con l’universo proustiano...

 mpdemartino - 22/05/2014 02:04:00 [ leggi altri commenti di mpdemartino » ]

La "Ricerca del tempo perduto" è rivelazione intessuta di intermittenze di attimi in panoramica fecondità visiva, dove l’Arte dona qualche attimo di certezza e felicità . Nell’apparente dilatazione del Nulla si cela una modernissima esperienza umana, che rende Proust instancabile cronista della propria anima, nella potenza metafisica di quella memoria ricomposta, infine, attraverso figure che tornano da ogni territorio del Tempo, in grandezza epica, in una sorta di nuovo "predominio" dell’Io rispetto alle cose. Tutto è mutevole fino-talora- all’ inconsistenza, finche’ la memoria-come definitivo moto di riappropriazione del sé in rapporto alle cose-riappacifica, costituendosi come forma compiuta , nell’unità del Tempo Ritrovato, appunto. Gennaro Oliviero, attraverso questo splendido saggio, mi ha riportato alla lettura del bellissimo volume di Giacomo Debenedetti pubblicato nel 2005, che raccoglie molti saggi inediti su Proust. Di bellezza commovente.

 Antonio Quarta - 20/05/2014 08:24:00 [ leggi altri commenti di Antonio Quarta » ]

Incontrai Marcel Proust molti anni fa. Ero un giovane Primario Ostetrico- Ginecologo, con la passione per la Musica e la Letteratura. La mia lettura fu disordinata e frammentaria. Ero affascinato dalla splendida prosa dell’Autore che cominciai a privilegiare fra i tanti ai quali mi ero dedicato.
Nel decennio 1983-1993, mia moglie mi procurò l’Opera completa dei Meridiani-Mondadori. Affrontai l’Universo Proust con “sacro fuoco”. Ebbi modo di leggere e conoscere Giovanni Macchia. Una modestissima bibliografia mi fu utilissima.
Queste brevi note mi permettono di poter omaggiare l’ultimo Saggio del prof. Gennaro Oliviero.
Da alcuni anni leggo sistematicamente i "Quaderni proustiani" da lui diretti e mi onoro di appartenere all’Associazione “Amici di Marcel Proust”. Gennaro Oliviero rappresenta un faro per il mio studio della “Recherche”.
La lettura del Saggio attesta, anzi conferma, l’importanza del “Tempo ritrovato” che compendia e risolve tutta l’opera. In fin dei conti l’emozione del tempo passato, il narratore e Marcel, l’autore del testo e il lettore implicito. La certezza di aver compiuto un’opera d’arte.
Oliviero inizia con l’introduzione che Daria Galateria scrive del “Tempo ritrovato”. Mi piace riportare le parole della fine di quell’incipit della Galateria:“le riminiscenze involontarie sono fuori del tempo e anche il romanzo”.
Prezioso il tempo allo stato puro che Oliviero indica nel suo Saggio. Un excursus preciso, puntuale, informato, tecnico, illuminante che va letto con altrettanto interesse col quale si affronta “l’Angelo della notte”.
Ancora più importante la felice lettura sulla corrispondenza di Marcel in tema della Grande Guerra.
Una ricerca certosina, credo difficile e che avrà comportato impegno e ansia di conoscenza. Al germanismo di Charlus, l’interpretazione proustiana forse sofferta e riappacificante del terribile evento bellico.
La luna, il suo chiarore, gli uccelli neri nel cielo delle notti parigine, i segni, le epifanie della poetica proustiana.
Personalmente ritengo che l’incontro del cinema con Proust non sia stato estremamente felice. La “Recherche” si legge e si studia sul cartaceo. Soltanto in quel modo si possono vivere le suggestioni e le filosofie del libro. Ho avuto modo di vedere alcuni film sulla “Recherche” (Le Temps retrouvé di Raoul Ruiz) dei quali apprezzo l’impegno, ma che credo nulla aggiungono, anche cinematograficamente, all’odore e al sapore della bellissima costruzione proustiana.
Caro professore, viviamo nel nostro Io, forse solipsistico come un’isola in un mare a volte calmo a volte tempestoso, un mare da attraversare sui ponti della cultura per giungere poi su un’altra isola e ripercorrere l’universo proustiano discorrendo insieme “sotto il riflesso d’un pergolato di glicini”.
Antonio Quarta

 Antonella Pacchiarotti - 19/05/2014 11:41:00 [ leggi altri commenti di Antonella Pacchiarotti » ]

Il commento a questo studio dell’ opera proustiana è di estrema soddisfazione.Oliviero ci ha ormai abituato allo studio,al tempo stesso amorevole, conoscitivo e critico dell’opera di Proust e dei suoi personaggi. Particolarmente sentita, e da me personalmente condivisa, la descrizione dell’ egoista e arrivista madame Verdurin: sembra di vederla, immobile nella sua poltroncina rialzata nel salotto, come un ragno al centro della ragnatela, cercare di convincere amici e conoscenti a non allontanarsi da lei, a non uscire dal gruppo dei "fedeli"....
Condivido perfettamente l’ idea che in Proust l’ esperienza artistica sia stata una rinuncia alla vita; i lunghi ultimi anni vissuti a letto nella stanza foderata di sughero non sono stati che questo: una rinuncia alla vita, che sentiva sarebbe stata breve, per completare l’ Opera. La fida Celeste, nelle sue memorie, non ci parla anche di una sorta di "prova generale" alla morte, che turbò profondamente la fida governante? Aspettiamo da Oliviero altri interessanti studi in proposito.
Antonella Pacchiarotti

 Yole Tugbang - 19/05/2014 11:32:00 [ leggi altri commenti di Yole Tugbang » ]

"La realtà non si forma che nella memoria." Marcel Proust
E attraverso la memoria ritroviamo l’altrove del nostro tempo.

 Yole Tugbang - 19/05/2014 11:32:00 [ leggi altri commenti di Yole Tugbang » ]

"La realtà non si forma che nella memoria." Marcel Proust
E attraverso la memoria ritroviamo l’altrove del nostro tempo.

 Christophe Balaÿ - 19/05/2014 08:27:00 [ leggi altri commenti di Christophe Balaÿ » ]

L’art de l’illusion


Le temps retrouvé est la clé d’un système de vie, de pensée et d’écriture. Le génie de Marcel Proust, avant de pouvoir éditer l’ensemble de La Recherche du temps perdu, de la rédiger intégralement, avant même d’en publier le premier volume, fut d’en concevoir une structure globale, une architecture arqueboutée sur les deux grands piliers que sont le premier et le dernier volume de cette cathédrale. Contrairement au génial romancier, on n’entendra pas s’écrier Gennaro Oliviero: “Arbres vous n’avez plus rien à me dire”! Le Directeur de la revue Quaderni Proustiani et co-éditeur du superbe numéro d’Europe consacré à Swann (2013) a toujours et encore à nous dire. Dans son bel article intitulé “Il Tempo ritrovato: un po’ di tempo allo stato puro nell’atmosfera della Grande Guerra” il revient sur le récit de cette géniale vocation littéraire qui constitue l’oeuvre de Proust. Le secret de La Recherche, c’est le secret du roman. L’écriture du roman de La Recherche est celle d’une épiphanie. D’abord un secret, puis une découverte, et enfin une révélation. Le secret c’est cet au-delà du réel, ou plutôt le dessous, là où gît la beauté du monde. La découverte, c’est celle de la mémoire qui involontairement nous restitue le temps. Le temps, c’est le récit et inversement, dirait le philosophe Paul Ricoeur. Le récit est enfin l’édifice qui se construit sur cette mémoire. Revenant de la nuit des temps, du monde lunaire, le Narrateur revit; au moment même où il découvre qu’il est mortel, que ses amis meurent au front, qu’il est promis lui-même à une mort certaine; quand il sent qu’il perd ses forces, il se met à écrire; lorsque il croit avoir tout oublié, il se souvient. Tout devient clair, l’essentiel est retrouvé. Bien sûr, comme toujours quand on évoque Proust et La Recherche, une sorte d’ambiguïté formelle s’installe entre auteur et narrateur. Il est aussi difficile de parler de la guerre de 14, en oubliant La Recherche que de parler de La Recherche et du Temps Retrouvé en ignorant 1914. G. Oliviero, le “presque octogénaire” comme il s’amuse à se nommer, en lecteur averti de l’oeuvre de Proust, sait l’art de l’illusion romanesque, qui est aussi celle du temps perdu et retrouvé.

Christophe Balaÿ

 Franca Alaimo - 16/05/2014 13:42:00 [ leggi altri commenti di Franca Alaimo » ]

Da un lettore appassionato di Proust, qual è Gennaro Oliviero, non ci si poteva aspettare che un’introduzione minuziosa ed intelligente come questa premessa all’edizione on-line dell’ultimo libro dell’opera proustiana, voluta da La Recherche.
Gennaro Oliviero sembra quasi imitare, nella struttura circolare e affollata di indizi del suo pezzo critico, nella ripresa dei temi con successivi ampliamenti, quelle dello stesso autore francese, quasi a mettere in evidenza la stretta relazione d’amore che spesso s’instaura tra autore e critico.
Una delle affermazioni che più mi interessa è questa: "l’espressione è sempre in ritardo sull’impressione", proprio perché mi sembra porre in evidenza non soltanto una delle conclusioni a cui giunge Proust nella sua analisi della percezione del Tempo, ma uno dei nodi più interessanti della narrativa in genere, che è la distanza fra gli accadimenti e la loro reinvenzione artistica e perciò il problema della verità nell’arte. Per questo motivo c’è sempre la tendenza a identificare il Narratore de La recherche lo stesso Marcel, poiché, infine, il tempo ritrovato è quello salvato dalla memoria dell’artista, in qualche modo più reale e vero di quello veramente e realmente accaduto, e che, insomma, ha abdicato a favore della bellezza dell’arte. Mi piace, anche, il rilievo che il critico ha dato alla presenza della luna in molte scene-chiave del romanzo, appunto come simbolo del tempo e della morte, ma anche del "sorriso crudele ed enigmatico ed affascinante dell’arte", immortale e sempre vivo. Ci sarebbero tantissime altre osservazioni da fare, ma finirei con lo scrivere un altro pezzo critico sul pezzo critico in questione.
Però voglio fare un’ultima osservazione: quando un critico fa bene il suo lavoro, la reazione del lettore è quella di andare a leggere ( o rileggere) l’opera in questione; è quella, cioè, di procurare nuovi estimatori perpetuando il desiderio di letteratura.

 Giuliana Giulietti - 14/05/2014 19:56:00 [ leggi altri commenti di Giuliana Giulietti » ]

Si cammina in un libro come in un paesaggio- dice Antoine Compagnon. Un paesaggio sconosciuto nel quale ci inoltriamo disorientati e devo dire che l’introduzione di Gennaro Oliviero a questa edizione E-book di " Le Temps retrouvé "- l’ultimo bellissimo volume della
"Recherche" - è un’ottima bussola. Oliviero accompagna il lettore in quest’opera a un tempo notturna e luminosa, tutta percorsa dal senso della morte ma circondata dai simboli della resurrezione,mettendolo subito nella giusta direzione. E lo fa riferendosi a ciò che Proust ha più volte affermato: che "l’ultimo capitolo dell’ultimo volume" era stato scritto " subito dopo il primo capitolo del primo volume". La "Recherche" è, dunque, un’opera "dogmatica e strutturata", ma concepita come un organismo vivente che nel suo farsi rispecchia - della vita - l’apertura, l’ambiguità, l’instabilità. Oliviero ci ricorda quanto Proust abbia sofferto durante la guerra - entrata anch’esso nel romanzo - per la morte degli amici più cari,per i lutti e le distruzioni che minacciavano la Francia. Ma nulla, neppure le più atroci sofferenze, potevano distoglierlo dall’idea della sua opera che "in perpetuo divenire" stava dentro la sua testa e non lo abbandonava un solo istante. Sono affascinanti,nell’introduzione,le pagine in cui Oliviero ripercorre le passeggiate notturne del narratore in compagnia di Saint-Loup e di Charlus durante la guerra, in una Parigi minacciata dall’irruzione nemica, ma bella più che mai sotto un chiaro di luna limpido e smagliante e trasformata in una città delle "Mille e una notte"