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Più luce, padre

Narrativa

Franco Buffoni (Biografia)
Luca Sossella Editore

Recensione di Roberto Maggiani
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Pubblicato il 08/03/2009 17:58:27

Sottotitolato "Dialogo su Dio, la guerra e l’omosessualità"

Abbiamo già avuto modo di leggere, su questo stesso sito, un’intervista allo scrittore Franco Buffoni (si veda tra le interviste). Una persona gradevole e ospitale che ci ha entusiasmato con il suo carattere franco, appunto, con la sua fervida intelligenza, la sua sana ironia e la sua vasta cultura.
“Più luce, padre”, come egli stesso ci disse, è il libro che avrebbe voluto scrivere da sempre. Egli espone, in un dialogo serrato tra nipote e zio, la sua Weltanschauung, una visione del mondo che, senza mezzi termini, espone con eleganza formale. Come il sottotitolo ci enuncia, è un trattato su Dio, la guerra e l’omosessualità. In relazione a tali tematiche bisogna riconoscere a questo scrittore il coraggio di andare contro il pensiero dominante di perbenismo che talvolta soffoca le coscienze, cristiane e non cristiane.
Con ferma convinzione espone, in quasi duecento pagine, idee che difficilmente, andando in chiesa, ascoltando i nostri attuali governanti, o semplicemente leggendo le riviste dozzinali più comuni, possiamo trovare. Alla domanda del nipote: “Quindi Mussolini fece bella figura nel 1936, ma la sua sorte era già segnata?”, risponde lo zio, nel quale l’autore si identifica: “Purtroppo era segnata la sorte dell’Italia, soffocata dalla propaganda (solo così si spiega l’entusiasmo per l’aggressione all’Etiopia coi vescovi cattolici benedicenti), con un capo del governo senza opposizione…”.
Il suo narrare è, a tratti, volutamente altezzoso e provocatorio, riuscendo a far convergere, in questo modo, l’attenzione del lettore su tematiche fondamentali, storiche, sociali e morali: “[…] Ti stavo dicendo che l’esperienza dei soviet è finita male perché mancò la possibilità che fosse una libera scelta anche per chi sarebbe venuto dopo. Da qui la rigidità […] Il comunismo può essere solo il frutto di una libera scelta. E questo vale per atlantide, la città del sole, il regno di utopia. Sono quarant’anni, vedi, che io tento di capire le ragioni dei marxisti. E dei cattolici. Per una volta vorrei che si ascoltassero le mie […]”. Come si fa a non rimanere coinvolti da questo libro che all’inizio appare ostico ma che, pian piano, dona riflessioni acute e decisamente fondamentali sul nostro essere individui e persone sociali? Buffoni si mette dalla parte dell’uomo, chiede uno stato di diritto e non uno stato etico, uno stato che garantisca diritti per tutti, al di là delle convinzioni di fede politica o religiosa, uno stato universale dell’uomo e per l’uomo in cui tutti abbiano pari opportunità di realizzare le proprie convinzioni positive. Il nipote chiede: “E le tue [ragioni] quali sarebbero?”, lo zio risponde: “Mi verrebbe da risponderti al solito modo, esaltando l’importanza della separazione e dell’autonomia del potere esecutivo dal legislativo e dal giudiziario. Ma non basta. Perché stato di diritto non significa soltanto questo. Nella sua evoluzione in stato costituzionale di diritto significa anche tutela dei diritti fondamentali degli individui, sanciti, per l’appunto, dalla costituzione. E le maggioranze politiche non possono violare certi diritti e libertà (discriminando una minoranza, una comunità religiosa, un certo orientamento sessuale). In questo quadro ‘democrazia’ non significa affatto potere assoluto della maggioranza […]”.
E’ molto interessante il capitolo intitolato “Verso una spiritualità atea”. Il nipote, esausto dalla quantità di tematiche affrontate e sapientemente legate dallo zio, si esprime così: “Se ti dicessi che non lo trovo più il filo logico, sono convinto che tu ripartiresti dall’inizio: omosessualità, guerra, onore, stato di diritto, ateismo, facoltà cognitive, governo transazionale. E siccome sono esausto, ti dico di sì. Così puoi sfogarti sulla politica estera americana.”; ormai il libro è alle ultime battute e si raggiunge, a mio avviso, l’apice del pensiero buffoniano: “[…] C’è un enorme lavoro intellettuale da compiere anche insieme a molti cristiani – e persino a numerosi sacerdoti sensibili e intelligenti – onestamente in cammino verso altre e più alte forme di spiritualità”. Quindi una sorta di chiamata alle armi per costruire insieme, tutta l’umanità, senza prevaricazioni di sorta o chicchessia, un nuovo e più progredito stato sociale: “[…] Sostegno assoluto alla ricerca scientifica e alla diffusione con ogni mezzo della cultura scientifica […]; abolizione degli oroscopi dai programmi delle tv di stato; sostituzione nelle scuole di stato del corso confessionale di religione con corsi di storia delle civiltà culturali; analisi del concordato attualmente in vigore tra stato italiano e stato vaticano. E naturalmente diritti civili. […]”.
Buffoni non ha certo peli sulla lingua, un libro che non risparmia trasalimenti, vi si leggono pensieri forti. Tematiche usualmente approcciate con paradigmi cattolico-cristiani, vengono affrontate dal punto di vista ateo e razionalista, ci si trova messi sotto sopra, poiché, volenti o nolenti, in questa nostra Italia, siamo pregni di pensiero cattolico, la qual cosa ha aspetti positivi, sicuramente per l’amore universale che viene propugnato, ma che, quando degenera in bigottismi, può diventare la più devastante delle ideologie. In relazione agli omosessuali: “La mentalità corrente, fomentata dalla Chiesa Cattolica, recita che noi dobbiamo essere ‘accolti’. Prova a vedere come ti accolgono se ti presenti per mano al tuo compagno e dici che sei felice e vorresti costruirti con lui una vita normale, e magari che sei disponibile ad adottare un minore…”. Ebbene, è noto che i peggiori razzismi spesso hanno il loro miglior humus in seno alle comunità cattoliche, si vedano, nel corso dei secoli, le persecuzioni agli ebrei, agli omosessuali, ai neri, e a tutti quegli stati sociali che, contrariamente a quanto insegnato dal Cristo, vengono relegati ai margini della vita di fede.

Il libro si conclude con una bellissima lettera del nipote allo zio. Una sorta di autocritica dell’autore messa in bocca al nipote, un quasi colpo di scena finale che dà il merito a Buffoni come di colui che cerca veramente quale sia la strada più giusta ed equa verso un vero progresso dell’umanità, uno stato sociale che accolga le istanze delle sue molteplici varietà ideologiche e culturali: “[…] ma non pensi che i nemici principali, oggi, possano essere altrove e si annidino magari nella superficialità, nella sordità etica, nel conformismo e nell’indifferenza? […]”.
Un libro di grande attualità che dovrebbe essere fatto leggere nelle scuole, affinché le giovani generazioni non compiano gli errori storici e sociali illustrati nel libro, abituandole a non lasciarsi abbindolare dalla propaganda di chi grida più forte.
Infine segnalo che “Più luce, padre” ha vinto il Premio “Giacomo Matteotti” 2008, istituito dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri nell’ottobre 2004 per commemorare l’ottantesimo anniversario della scomparsa di Matteotti. Ecco le motivazioni del Premio: “In un fitto susseguirsi di dialoghi Franco Buffoni, noto poeta e autorevole docente universitario, affida a uno zio e a un nipote, come in un antico teatro che tende alla catarsi, una catena di domande e di chiarimenti che riguardano alcuni dei problemi più fitti e intricati del nostro tempo: dalla religione alla guerra, da una nuova idea della sessualità alla violenza dilagante fra i giovani, dalla cecità del fascismo alla luce di una diversa ragionevolezza. Ne deriva un trattato, insieme acuto e appassionato, sulla conoscenza e sulla libertà dell’uomo del nostro tempo”.

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