Il romanzo Dove eravate tutti di Paolo Di Paolo uno spaccato sociale, culturale, politico, ma pi che altro esistenziale, e ancor di pi familiare, di un ventennio raccontato da un giovane, nato nel 1983, di 27 anni, che narra le sue vicissitudini dal 1992, ovvero dai nove anni, quando comincia ad avere memoria storica, fino al 2010. Il ventennio quello in cui Silvio Berlusconi ha fatto il bello e il cattivo tempo della politica, ma anche della societ caratterizzando una filosofia di vita, che a partire da influssi mediatici ben definiti, mediate appunto anche da un certo tipo di televisione a dir poco leggera quali trasmissioni come Colpo grosso, passando per il Grande fratello, mettono in luce una specifica visione del mondo, delle cose e delle persone, che volenti o nolenti faranno parte di uno stile di vita, definibile tout court come berlusconismo, che coinvolger un po tutti, quei tutti, gli adulti, i padri, dei quali Italo, il protagonista del romanzo, che parla in prima persona, alias Paolo Di Paolo, si chiede dove fossero, nel senso di come avessero fatto a non rendersi conto di quello che stesse avvenendo, come se non ci fossero. Italo ricorda come i suoi anni di bambino che si proietta sulladolescenza e i suoi anni di adolescente e quindi di ragazzo fossero pervasi da questo signore della politica e della televisione, che in qualche modo ha ossessionato la sua esistenza. Sono le vicende raccontate dalla radio, dalle televisioni, ma soprattutto dai giornali a cominciare dalla caduta di Bettino Craxi, passando per la Seconda repubblica, fino all'attentato alle Torri Gemelle e all'elezione di Barack Obama, che segnano un filo rosso di una storia in un modo o nellaltro coagulata a livello nazionale intorno ad un unico politico. Quasi assenti tutti gli altri. Al punto che dovendo scegliere la tesi di laurea, decide di farne una in Storia contemporanea proprio su Berlusconi. Le vicende narrate nel romanzo si imperniano per, piuttosto che su vicende politiche, di cui si hanno cenni per frammenti, per quanto emblematici, su quanto succede ed successo nella famiglia di Italo, per quanto la memoria aiuti a ricordare. E il fatto su cui gira un po tutta la vicenda lincidente causato volontariamente con la propria automobile da Mario Tramontana, padre di Italo, professore di scuola media superiore, da poco in pensione, con la smania di voler pubblicare ad ogni costo un saggio storico, snobbato dalleditoria di spicco e allettato da un piccolo editore che lo intrappola nellillusione della pubblicazione (a pagamento), che esasperato dal comportamento di un suo allievo, Tomas Marangoni, nonch fidanzato della figlia Anita, che in un gioco di vendette incrociate per fatti avvenuti durante una gita scolastica a Parigi (il ragazzo che si fa inghiottire da un postribolo, e quindi deve sorbirsi la paternale del professore davanti a tutta la classe; a sua volta il professore accusato con un biglietto anonimo fatto pervenire a casa sua nella cassetta delle lettere - con lintento di farlo sapere alla moglie - col quale si dice che il professore avrebbe avuto una relazione con una collega di sostegno molto pi giovane di lui), portano allinvestimento di Tomas. Di qui si snodano tra presente e passato le vicende di una storia personale e familiare attraverso fatti, fotografie, oggetti da sempre presenti nella memoria e non solo, come il furgoncino azzurro del nonno, che in qualche modo far ri-trovare Italo con Scirocco, infatuazione dellinfanzia che diventer amore ri-trovato della giovinezza, e poi le gioie e i dolori della quotidianit, i dubbi e le poche certezze, che abitano solo nella fede dellonest, della semplicit, alla ricerca di una vita buona e felice, tra tradizione e progresso, con un passato e un futuro incardinati su un presente certamente non facile dal punto di vista socio-politico, ma con una emergenza di quella forza danimo che fa riprendere le fila da quanto di buono si pu trovare nellonest di vita di questa come di tante famiglie italiane, che pi nel passato che oggi sono andate avanti con sacrifici e dedizione radicati su quei valori di socialit e solidariet che oggi paiono scomparsi perfino dal vocabolario e che laici e credenti in un modo o nellaltro professavano credendo nel valore dellalterit. Alterit che nel romanzo si scorge in altro luogo, in un altrove rappresentato da una Berlino, che rappresenta una via di fuga verso un non-posto dove potersi ritrovare. E dove in effetti si ritrovano Italo con la madre, fuggita dopo il presunto tradimento del marito, e dove si riannodano le fila di una vicenda che pur non essendo chiarita per compresa dai personaggi del romanzo che trovano la forza per ricominciare a esserci, insieme. Oggi il mondo sembra rivoltarsi contro di s attraverso violenze di ogni tipo, che si giocano perfino allinterno dei nuclei familiari, violenze materiali, psicologiche, morali, spirituali, che sembrano negare quella libert di cui molti di noi vogliono riappropriarsi. Ma non una libert scevra da qualunque altra dimensione, ma una libert legata, co-legata alla responsabilit di ciascuno e di tutti, con tutti e per tutti. Quei tutti che forse non eravamo in qualche modo presenti, che non eravamo attenti, e ci siamo visti condurre a quel mondo che in qualche modo ci siamo meritati. Oggi giunto il momento di una ribellione, pacifica, condotta con la serenit e anche con un pizzico di ironia da parte delle nostre capacit critiche, de-costruttive ma soprattutto costruttive, per cercare di tessere le fila di una nuova societ, dove finalmente ci sia la capacit di poter tornare a dialogare, a vivere insieme, senza presunzioni, con apertura allaltro, anche a quello che dellaltro non ci piace, come avviene alla fine del romanzo. Perch se ci siamo, se siamo insieme, uniti, le gioie sopperiscono in qualche modo al dolore della vita. E la vita forse diviene meno complessa e meno amara. Una vita nella quale necessario soprattutto amare, senza retorica, ma soprattutto senza egoismi e sopraffazioni e tornaconti. Il romanzo di Di Paolo sicuramente una ventata di novit nel panorama letterario contemporaneo. Scritto con quella leggerezza formale evocata da Italo Calvino, ma nello stesso tempo armato di una profondit e di una saggezza, che ci stupiscono se pensiamo che Di Paolo un giovane coetaneo a Italo, il protagonista del romanzo. Un romanzo che prende dallinizio alla fine in un crescendo che difficilmente fa allontanare il lettore, preso da una forza calamitante che lo trattiene fino allultimo incollato alle pagine, fintanto che non si arriva alla fine. Una fine che per un inizio, inteso a lavorare per ricucire lo strappo di non essere stati e per esserci a vigilare che le nostre storie, le nostre esistenze possano dare un collante alla societ, facendo riacquistare ad essa i valori perduti. Il romanzo di Di Paolo ha tante altre qualit, oltre a quelle gi menzionate, quali la leggerezza formale, lalta densit di contenuti, una leggibilit piacevole che coinvolge e avvolge nella trama ben dipanata, nellinvenzione dei tratti narrativi, con lincursione di notizie a frammento di una realt che tocca la quotidianit dellesistenza delle singole persone e della comunit superstite, quali la famiglia, la scuola, etc., svelando quelle che sono le ansie, le dolcezze, le amarezze, le illusioni, le dis-illusioni, le in-comprensioni e soprattutto la possibilit di ognuno di comprendere con fiducia gli altri. Romanzo di formazione potremmo definirlo, dove si dipana la fioritura di una giovinezza allombra e al sole (pi ombra che sole) delle vicende sociali e politiche ma soprattutto della maturazione e della caratterizzazione di un bambino-adolescente che diviene giovane e prende consapevolezza della Storia e della storia. Con allinterno un conflitto generazionale che evidenzia come molti giovani di oggi possano chiedere alla generazione precedente: Dove eravate tutti? Spesso si condannano i giovani di essere nihilisti. Molti fatti lo mettono ben in evidenza, come quando attentano senza ragioni alla propria vita, alla vita degli altri, in poche parole al bene comune. Ma per fortuna non tutti i giovani si ispirano al nulla, alla vita giocata in modo inautentico. C chi come Italo ha capacit di rivalsa caratteriale e culturale su chi stato assente, su quegli adulti che sono stati i maestri del nulla. E ci sono giovani come lo scrittore Paolo Di Paolo che dimostrano attraverso il mezzo della cultura della scrittura della letteratura come sia possibile reagire alla pseudocultura del niente. Un romanzo, infine, questo, che dimostra soprattutto che cosa significa per uno scrittore essere responsabile, nella misura in cui pur non facendo filosofia dei massimi sistemi, ma attraverso la letteratura e il romanzo e una scrittura snella e pulita, scevra da facili retoriche e da facili naturalismi, oggi tanto di moda, dimostra come si possa lanciare un messaggio di autentica rinascita per costruire una societ migliore basata su qualcosa piuttosto che sul nulla, a cominciare dalle piccole cose di ogni giorno dagli affetti dalla famiglia dagli amici dalle persone a noi care che per una buona sorte ci amano e noi possiamo amare. Perch solo con la fede (laica o religiosa che sia), solo con il fondamento di determinati valori che si potr costruire una societ migliore che attenda al bene comune. E il messaggio che dovremmo cogliere con questo bel romanzo proprio quello di fare in modo che oggi davanti allappello abbiamo la responsabilit morale di esserci e di essere presenti, con valenza esistenziale, oltre che personale, familiare, culturale, intellettuale, sociale, politica, affinch possiamo testimoniare quellautenticit che mandi in deroga che qualcuno nel prossimo futuro possa dirci ancora una volta: Dove eravate tutti.