Poesia dellineffabile distanza
Su ci di cui non si pu parlare si deve tacere uno dei passaggi pi significativi del Tractatus logico-philosophicus di Wittgenstein, ma anche uno dei passaggi pi importanti del pensiero del Novecento, che avrebbe caratterizzato quella svolta linguistica che avrebbe avuto come scaturigine la prevalenza in molti settori dellintellighenzia di quella filosofia analitica appiattita sulle scienze empiriche, che avrebbe a sua volta determinato molto del pensiero novecentesco. E non solo del pensiero. Ma il principio di ineffabilit espresso da Wittgenstein, lo sappiamo bene, non fu e spesso non ben interpretato in modo adeguato, in quanto apre proprio a quanto sembrerebbe in prima battuta essere il contrario di quello a cui invece vuole mirare: al mistico. La dimensione del sacro nellineffabilit di Wittgenstein non preclusa, tuttaltro, in quanto nel silenzio della ragione si aprono mondi. Gian Piero Stefanoni si colloca con la sua poesia di Roma delle distanze proprio in una dimensione del sacro pervaso dallineffabile. La silloge Roma delle distanze consta di sette sezioni, Di ieri, Prima dellarrivo, Olimpica, Ut unum sint, Oppidum, Umana regina, Dalle distanze. E nelle sette sezioni si muove proprio come un filo rosso una certa ineffabilit, ovvero una difficolt a dire, a dire soprattutto il Divino con parole comuni. Si veda tanto per cominciare Via Giulia, la poesia dapertura, a pag. 9,
Ma invidiabile e perfetta
nella sua luce dassenza
la verit del colore
La dicibilit qualcosa di scontato per luomo ma sul quomodo c da discutere. Come ci sarebbe molto da dire sui diversi linguaggi che oggi si contendono il primato. Per non parlare del fatto che i linguaggi si innestano nei vissuti fin dentro il midollo dei luoghi. Empiricamente il poeta si trova per lo pi a Roma, come si trova in altri luoghi dei suoi passaggi, ma in effetti come se i diversi topoi nei quali nasce e cresce la poesia di Stefanoni fossero in e nello stesso tempo distanti da Roma, cos come in e distanti dagli altri luoghi, in cui vi stata lilluminazione che verticalizza la parola incontro al Divino. I luoghi sono quelli dove si incarnano e si incardinano i vissuti del poeta, sono i luoghi soprattutto di Roma, e ancor pi di un quartiere, Monteverde, quartiere di poeti e di ragazzi, a pag. 50, e in particolare la via Ozanam dove abitano essenza ed esistenza del poeta e dei suoi vissuti ed affetti pi cari. Poesia pertanto poco minimalista, poco empiricamente centrata, ma poesia dello stato di coscienza, in una dimensione tutta fenomenologica. Qui per, in queste stanze, in questi luoghi, vi una presenza che anche assenza, come in Via Giulia, assenza che si fa attesa, perch di-stanzia dal luogo per traghettare in Altro Luogo, come in Cola di Rienzo, pag. 14
Voltati e guarda, guarda Maria
piegata senza nulla chiedere
se non lattesa, la preghiera indecente.
Assenza e presenza che come il bene e il male ingaggiano una lotta che rischia di rendere la vita lacerti di disperazione in virt della libert che spesso ci distanzia, per nostra colpa, da Dio, come in Via Ozanam a pag. 93
Pi forte il male,
pi forte il dolore,
pi forte lassenza:
pi forte la Tua presenza
e la libert nel cui rispetto
ci ami. Questa forse
la risposta che ci devia
e che ci porta al delitto,
non il Tuo male,
non la Tua assenza.
Il poeta vive nellorizzonte geografico della Citt Santa e si muove tra le strade e i monumenti canonici, tra la pletora di persone pi o meno conosciute, ma sempre porgenti quel volto creato a immagine e somiglianza di Dio, che non pu non essere Essere e Persona divina, come in Via della Conciliazione, pag. 10
Tu non sei colui che sa o che non sa
ma colui che e che in questo oscillare
sa che il suo non sapere conta;
che la misura tra lamare e il non amare.
E ancora come in Via Cardinal Tripepi, pag. 63, a mettere in evidenza una delle cifre della poesia di Stefanoni, che si colloca in quellorizzonte di poesia personalista, come ho avuto modo di definirla altrove, che tanto mi sta a cuore
La persona in pi,
che non attendevamo-
che ingrassa il numero
incalzando e smentendo
i nostri giorni, si chiama
il nostro prossimo.
Nel volto delle persone, ogni volta, c unaccensione damore di benevolenza di carit di comprensione che apre la porta al Volto sacro della luce divina, permettendone supplica e ringraziamento in una repentina verticalizzazione. Luce comunque accecante che incanta il poeta al punto da strozzare il canto, spezzato da un ineffabile che apre al mistico. Ecco che il dettato di Stefanoni, salmodiante come preghiere che si levano ex abrupto nella realt di una citt nelle vie nelle case nelle chiese davanti ai monumenti, si risolvono in una rarefazione di significato che sfugge al logos razionale per dare senso di controcanto alla comprensione del cuore estasiato ogni volta dalla contemplazione delloltre materia dellEssere per antonomasia. Poesia dellanima, pertanto, quella di Stefanoni, che platonizza in qualche modo il suo sentire come in Penitenzieri a pag. 71
Tu conosci il mio corpo
e lanima che lo sottende
Ed questo il punto di forza, ma nello stesso tempo di debolezza, se cos si pu dire, del dettato poetico di questa raccolta. Perch, se da un certo punto di vista il dettato si snoda su un filo rosso etereo, ideale, luminoso, pieno di anima e di contemplazione, che trascende la realt concreta dellempiricit, dallaltro non riesce bene ad incarnare la parola corporea e materica nella realt fatta anche di miseria di buio di sofferenza che riporta al mistero della Croce, come in Piazza Sempione, pag. 25
Grazie Croce Santa, Stormo dei pendii
che ci segui e anticipi il volo, roteando
e sorprendendo lo sguardo spinto
al freddo a sostare con Lui, Gloria dellinverno
che dischiude le distanze
Ma questo proprio perch il sacro per Stefanoni, come per una tradizione che va da San Francesco a Wittgenstein e oltre, lineffabile, il mistico, nel quale spesso se non sempre la fede pu fare a meno della ragione. Non pu per fare a meno, come in questo caso, della poesia, che nonostante alcuni momenti di ermetica cripticit riesce a fare ben comprendere lintenzione dellautore che soprattutto il senso del sacro. Quel senso che cerca di fare emergere il senso della vita e per paradosso anche della morte sullo sfondo del misterioso prodigio che si spera, come in Colli Portuensi, pag. 34
La morte non ha canali n ripetitori
nel grande collettore terrestre,
la morte un ostacolo sulla via del risveglio.
Ma la resa di grazie al Signore grande per la vita cos come , come ci elargita, con le sue bellezze, i suoi affetti familiari e amicali, e soprattutto con la poesia che potr anche non esserci per un giorno, ma che Lui sempre ci ridona, come in Via Ozanam, un giorno senza poesia, pag. 35, che per me tra le migliori poesie di questa silloge ed un vero e proprio Lied alla vita e alla lettura della quale rimando per intero, oppure come in Via Balduina a pag. 40 dove si dice
il Signore ci ha dato una perla,
sei tu, sono io, la sostanza
benedetta alla fonte.
La poesia di Stefanoni si colloca nella tradizione della poesia religiosa cristiana a partire dal Medioevo con San Francesco dAssisi e Jacopone da Todi, per arrivare al Novecento con poeti come Carlo Betocchi, Clemente Rebora, Giuseppe Ungaretti, David Maria Turoldo, Paul Claudel, Charles Pguy, Jan Jakub Twardowski. Ma la cifra delloriginalit della poesia di Stefanoni mi sembra di poterla cogliere nella sua aderenza allestetica di uno dei maggiori teologi del Novecento, Hans Urs von Balthasar, che scommette su una teologia incentrata sulla forma, alla Goethe, facendola transitare attraverso la sua negativit pi assoluta, kenotica, del sabato, nel silenzio del Verbo. Stefanoni, lo abbiamo detto sopra, sposa lineffabile, ovvero questo silenzio del Verbo. E mettendo al centro della sua poetica il soggetto trascendentale opera quella filigrana nella quale centra la relazionalit come distanza e nella distanza, nella quale si apre il luogo del mistico, che poi il non-luogo dellio caratterizzato da una soggettivit vuota e nello stesso tempo piena perch ac-cogliente. Che cosa possiamo dire a secolo XXI entrato ampiamente nel suo secondo decennio della poesia? Lineffabile dovr prevalere? Oppure dovr prevalere un linguaggio affabile? La poesia avr dunque i suoi luoghi, la sua abitabilit? E il sacro, in un mondo come il nostro ampiamente secolarizzato, trova ancora lo spazio per abitarci? Nonostante nella nostra post-modernit si siano acuite le distanze, intese come cattivi stanziamenti che spesso si logorano in non-stanze, oggi abbiamo bisogno di una stanzialit che riduca la distanza e avvicini, dal nulla, allessere. Le distanze possono essere innanzitutto accorciate attraverso la ricerca di una dimensione di senso e Stefanoni trova il senso nel sacro e nella poesia come mezzo per avere accesso al divino nel tentativo ulteriore di svelare il prodigio della vita (il richiamo non pu non essere fatto allaletheia come processo veritativo, ma di una verit sapienziale, intesa etimologicamente come presa di distanza dalla lontananza in una dinamica ermeneutica di fondo). Quello di Gian Piero Stefanoni e in particolare di Roma delle distanze non un sacro di riflusso, come oggi spesso va di moda secondo la tendenza dei polpettoni new-age. Il divino a cui tende ma da cui nello stesso tempo trae vigore la poesia stefanoniana quello forte e vigoroso del cristianesimo, anche se spesso caratterizzato da un Deus absconditus, e in particolare vissuto nella consapevolezza del cattolicesimo con il suo abbraccio della communio personarum. Un Deus absconditus che comunque non si perita di dare un gessetto a Suo Figlio affinch scriva sui muri distanti di Roma: Guarda che c chi ti ama e questo sono io in Via della Farnesina, pag. 16
Se anche Dio non ti vuole bene
io ti voglio bene. Ho letto una volta
su un muro di Via della Farnesina.
Ed ho pensato fosse Lui stesso
dando del gesso al Figlio
mentre andava sul fiume a pescare.
Ma Dio il gessetto lo ha dato anche agli uomini e con questo gessetto soprattutto i poeti possono dare molto con la loro poiesis che si muta in praxis nel mentre si fanno certamente anche pescatori, ma soprattutto pastori, il richiamo ad Heidegger, pastori dellessere della parola, della parola per antonomasia che quella poetica. E nel leggere il bel libro Roma delle distanze possiamo sentire quello che stato, con la meraviglia e nella meraviglia, capace di scrivere con questo gessetto il nostro poeta Gian Piero Stefanoni, che pu essere condensato dalle sue stesse parole di Via Ozanam a pag. 49
Scrivi di ci che parli, scrivi
di ci che senti: io sento questo Dio
che troppo ci manca perch troppo
lo nasconde il tempo della nostra distanza.
Ad un certo punto il poeta si lascia a andare ad una forte invocazione una supplica a Dio perch si alleggeriscano le di-stanze, come in Via Ozanam, pag. 99
Fammi stare
dove non so stare
ma soprattutto, dice il poeta, con una dedizione totale, fa che il mio essere pastore della parola, la mia poesia, dipendano da Te e dal fine che Tu, mio Dio, hai voluto donare agli uomini (Via Ozanam a pag. 103)
Scrivimi Tu, cancella
di me ogni idea,
ogni immagine
che mi sono dato.
Il giorno
appena iniziato,
concimami,
fammi dettato
perch solo Tu, Dio, Via Ozanam, per Roma, pag. 111
Solo Tu puoi dare luce alle ombre.
E per concludere ancora una supplica perch Dio assista nelle stanze delle ridotte distanze, nel rifugio della vita, luomo e il poeta, affinch si abbiano parole, ma soprattutto virt come la misericordia e lumilt e soprattutto ancora capacit di azione (Via Ozanam, pag. 107)
Prima che diventi rifugio, scacciami
e mandami dove poeti non siamo
nella solitudine delle nostre bandiere.
Non darmi le parole che voglio,
non cerco visioni, a Dio le cose di Dio;
per noi misericordia e azione,
e lascolto dove Ti perdi
nel mucchio delle intenzioni,
dove la carta che esce ci spinge a barare
bleffando ogni volta al Tuo tavolo.
Ed aiutami a restare
nel piccolo: quella la porta per noi.