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Alle porte del paradiso i treni girano in orario

di Filippo Di Lella
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Pubblicato il 18/09/2026 15:59:38

Il 13 e 11 per Palermo Centrale fermo. La voce automatica degli annunci si sforza di superare il volume esasperato della campanella del binario uno.
Due ectoplasmi eredit di uno sparire spietato e forse mai del tutto esistito.
Una tavolata di allegri condannati a morte che si affanna a cercare una carrozza, a bere vino.
Bellissimi straccioni nel pieno del loro antico rifiuto morale dall'evidenza scritta con il sangue dei loro gesti, eccoli, cullati dal loro treno mentre il mondo scorre fuori come la vita di uno stronzo qualunque. Posti paganti a visibilit limitata.
Corrono a riempire il baratro della loro anima con valigie, viaggi, con i rottami dei loro sogni nascosti nel fondo di un canovaccio interiore unto dai loro fallimenti pi inconfessati.
Si affrettano a fumare l'ultima sigaretta, a dare l'ultimo saluto. La voce automatica si sforza ancora, questa volta vorrebbe superare il volume del testosterone dei ragazzi al binario 3; la fotonica di passaggio perfettamente padrona di s e sicura della sua apparenza.
Non sento i miei pensieri, non so nemmeno se li ho mai avuti, se siano davvero mai stati miei.
Sento una tristezza, una infelicit generica nel lasciare i miei passi su questa banchina senza poi poter fare altro che sparare giudizi degni un santo, insignificanti quanto tutta la mia esperienza umana. Non c' davvero altro?

C' chi raccoglie tutte le briciole rimaste di s in un corpo devastato dalla durezza di qualcosa di incontrollabile mentre si dibatte ogni stracazzo di giorno in un mondo che non riconosce pi.
C' chi non sa chi ; c' chi sa benissimo chi .

C' chi fa dei fumetti e non si rende conto di quanto siano intimi e meravigliosi e di come, delle volte, la sanit dello spirito di qualcuno sia legata a un filo di ragnatela raggomitolato sull'orlo del baratro. E che saper comunicare calore pi importante di tante, tante, tante altre cose. Perfino delle parole.
C' chi non vuole vederti, e fa bene; c' chi vuole vederti, e fa bene. E c' chi fa male solo perch non fa nulla. C' chi fa male perch fa.
C' chi studia, chi si sforza con selvaggia irruenza di mantenersi vivo nel costante complesso di non essere all'altezza. E non sa quanto poi, in realt, potrebbe permettersi di pisciare su tanti dei presenti.

C' chi va Cracovia. E tutti sanno che non bisogna mai andare a Cracovia se porti un certo nome. O se non ti piace la vodka.

C' chi ascolta, c' chi fa il primo passo in una trattativa commerciale squallida. Spendere trenta euro sempre meglio che spenderne cinquanta. O usare una regolare toilette.

C' chi sguazza nel mito di se stesso che vive solo nel suo ego.
C' chi manipola pensando di... Ma chiss che cosa cazzo passa da quella testa carica di merda?

E diciamolo: c' chi si arrende.

Devo indagare ancora, la voce automatica si sforza di superare il volume del mio grido interiore. Vorrei prendere il signore qui di fronte dal bavero e mollargli un cazzotto primordiale a nome di tutta la razza umana. Vorrei vederlo sanguinare e gridargli in faccia che la poesia e l'amore non si spiegano; e nemmeno l'orrore, la paura, la rabbia. Non si spiega come mai, ad esempio, in tutto il vasto mondo egli sia proprio qui, frutto di un'esperienza temporale fatta di coincidenze, decisioni, destino; frutto di tutta la sfortuna e la miseria della vita che hanno finito per trasformarlo nello stronzo irriverente e cos ben vestito di cinismo pronto per essere steso che manifesta il suo sguardo vuoto in questa stessa mia vita qui, proprio di fronte a me.
Ed ecco che compare di nuovo il giudice idiota silenzioso che mi abita: sei arrabbiato, quello non un essere umano e tu non sei un santo eremita.
C' altro, c' altro. Ci deve essere altro. Ci deve essere, da qualche parte, qualcuno che si assume responsabilit con il giusto equilibrio. C' chi ha cuore anche senza saper scrivere Freud correttamente.

C' chi si farebbe pisciare addosso per puro piacere e non solo per il disperato, pietoso bisogno di una qualunque considerazione che tralasci il ruolo assegnato, vissuto e riconosciuto dal mondo. C' chi vive dando la giusta importanza e non di pi alla considerazione e all'opinione altrui.
Sono di nuovo sicuro di qualcosa che mi sfugge.
Il mondo pieno di persone bellissime, ne sono sicuro.

Ma forse la mia verit si sta perdendo tra gli ultimi annunci sui binari, la voce automatica non la sento proprio pi. Forse non mai esistita, proprio come la leggerezza di un pensiero da brividi che ti attraversa guardando gi da un balcone. Forse non esistiamo, e forse non siamo mai davvero esistiti e nemmeno lo eravamo.
Forse la mia verit quella dei pagliacci che ridono del pubblico che ride di loro mentre piangono di s.
Forse la mia verit non si perde perch non si pu perdere ci che non mai esistito. Il 13.35 in orario. Esiste e mi porta via ancora una volta.
E qualcuno suona Knocking on heaven's door dalla carrozza centrale del Palermo; c' sempre qualcuno che suona Knocking on heaven's door.

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