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Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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Piccoli grandi mostri: xylella

di Lara Puce
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Pubblicato il 30/01/2018 22:38:04

Stanca. Sono incredibilmente stanca.

Ma come ogni volta, soddisfatta davvero. E serena.

Ho le gambe che bruciano dalla fatica e gli occhi arrossati dall'acqua salata, ma il piacere di vedere lo spettacolo che la natura offre, vale ogni singolo dolore che avverto.

E comunque, sfido ognuno di voi a sentirsi fresco e riposato dopo aver affrontato tutti quei gradini in discesa, aver fatto nuotate interminabili tra scogliere ripide e appuntite, esplorazioni tra grotte meravigliose e pesci incredibilmente colorati, e poi rifare altrettanti gradini in salita...

Io beh, un po' affaticata lo sono...

Ma vi dico, sono in pace con il mondo.

Ricordo perfettamente quel momento in cui, seduta su di uno scoglio, con le gambe a mollo, ho osservato per un secondo il panorama intorno a me... nessuna descrizione o fotografia renderà mai sufficiente giustizia a quel luogo.

Tolgo gli occhiali, e proprio in quel momento una nuvola di passaggio oscura in parte il sole, rendendo tutto ancora più magico. L'azzurro dell'acqua diventa immediatamente di un blu sporcato di verde, mentre le chiome degli alberi situati più in alto che circondano l'intera insenatura, sono ancora illuminate dai raggi solari, e diventano di un colore talmente brillante che quasi sembrano irreali.

Penso a quanto siano pallide le imitazioni dell'uomo in confronto a tutto ciò... lo splendore di certi colori è indescrivibile...

Già, l'uomo...

Una piccola macchia nera resta di questa splendida giornata. Una visione che strazia l'animo mio e quello di molta altra gente. Gente comune, che vive la mia terra col cuore, che la ama, la ammira, la scopre e la rispetta. Gente comune che lavora, fatica e arranca per vivere.

Il simbolo del Salento, l'ulivo, devastato proprio da quella natura che si ribella all'essere umano.

Campi immensi di ulivi arsi e morenti, ma non per colpa del sole, no. Per colpa di un minuscolo batterio dotato di una forza immensa, tale da togliere senza pietà la vita a questi alberi così grandi e forti.

E l'uomo, non può nulla.

Ci prova. Forse.

A suon di battaglie teoriche e lotte intestine tra fazioni politiche pronte a puntare il dito l'una contro l'altra senza mai raggiungere un risultato.

Parole, tante, ma senza risultati. Prese di posizione inutili che lasciano il tempo che trovano.

Si lotta, dicono, per raggiungere qualche risultato; ma la gente comune, quella che lavora nei campi e magari vive di agricoltura, vede solo i suoi alberi distrutti e abbattuti senza scrupolo.

Perché, quando il lavoro scarseggia, togliamo anche l'indispensabile... pare sia la “forza” dell'uomo; pare sia normale. Io, lo chiamo terrorismo.

E certamente, non sono nessuno; come non lo è la gente che lavora e aspetta di vedere una soluzione per la salute dei propri alberi, per la propria personale vita. Ma tutti noi, tanti “nessuno”, vediamo il nulla che circonda il Salento e che lo sta sventrando. Vediamo promesse e parole, ma nessun tentativo di soluzione. Vediamo distruzione e alberi arsi da dentro. E ci chiediamo se infine non sia proprio la natura a ribellarsi. Ci domandiamo se possa essere l'essere umano a voler fare le veci di un Dio al quale ci appelliamo, forse vanamente, per una piccola speranza...

In realtà, noi comuni mortali, gente salentina, vediamo soprattutto ciò che non c'è: una soluzione.


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