Pubblicato il 02/01/2021 08:56:01
Tabrz
In una sera di caldissima estate nella citt persiana di Tabriz, diedi a taxista, nell'antico linguaggio Farsi, nome e indirizzo di Lon. Lon, cuoco russo fuggito ragazzo dalla Georgia dei Soviet per approdare a Tabrz: velleit di far conoscere a quel mondo la gastroenologia di un altro mondo. Taxista disonesto mi giravolt per itinerari di incombenti minacce e di buche allagate, proponendo una mta sempre pi in l. Considerai, allora, lurgenza di procurarmi unauto che, pur con apprensione e possibili dubbi, mi avrebbe consentito di percorrere strade di incerti e sconnessi andirivieni privi di toponomastica. Mi recai ad acquistarla, dopo un giorno, da venditore dal mercanteggiamento levantino. Si present e disse il nome: Mohamar Aziz e, accogliendomi, sinform, come da prassi, della mia salute: Al shom kube, Agh? (1) Keilo kube! Mrci (2) risposi di rito. Chiesi di unauto. Mi guard e soppes, sconsigli Chevrolet, quasi arca di No inadatta alle mie esigenze, per proporre auto Diane francese. Non ebbi che assentire dicendo: Bale (3) Mi disse: Sei mesi per averla. Risposi: Impossibile. Ma Aziz, con studiata reticenza, mi disse che in luogo appartato e serale avrei trovato subito, congruo sovrapprezzo, il mezzo motore per le mie necessit viaggiatorie. Allora del tramonto, mi recai allindirizzo pi da intuire che precisamente identificabile. Il quartiere prometteva concreta la presenza di un buio ostile, senza palesarne nitidamente i pericoli. Trovai il posto, anonimo e privo di insegne, entrai curvandomi sotto la serranda sospesa a met della corsa e l trovai lineffabile Aziz conosciuto al mattino. Non mostr segno di avermi gi visto, io altrettanto. Salutandomi sinform della mia salute: Al shom kube, Agh? Keilo kube! Mrci, risposi. Ascolt attentamente le mie esigenze, sconsigli Chevrolet e mi propose auto Diane color beige chiaro, immobile al centro del locale, appoggiata su tappeto Malayer moderno. Il prezzo: sei milioni di Rials (allaltro mercato cinque). Contrattammo a lungo. Prepar un tcha (4) alla menta, dalla tazza di vetro, versammo il liquido verde bollente nel piattino rosa trasparente ricamato in argento e dai bordi alti e ricurvi. Cos raffreddato, bevemmo allunisono il tcha, tenendo schiacciato al palato una zolletta di zucchero. Al termine del conforto si alz per comunicare una momentanea sospensione della trattativa. Decidemmo di continuare lindomani. Su un foglietto di carta scrisse, affinch ricordassi: فردا . Sonorizzando, rese chiaro: Fard, domani. Fard tornai dopo le sei. Mi chiese: Al shom kube, Agh? Keilo kube! Mrci, risposi. Mi offr il tcha, parlammo del mondo, di Dio, della fede e, al riguardo, sinform con educata cautela, se il Papa fosse il Re di Roma e, nel caso affermativo, se eletto dal popolo. Propendeva, ad ogni modo, per la benevolenza di Allah. Chiese se avevo degli eredi, alla mia risposta di unico figlio, scosse la testa per sottolineare linaffidabilit delle donne: diverso sarebbe stato se avessi avuto almeno due mogli. Infine, chiudemmo il contratto (cinque milioni e trecentomila Rials) con stretta di mano e doppio bacio di guance. Mentre uscivo, con aria interrogativa e aggrottata mi chiese: Agh! Chi ti ha detto di questo posto? Poi, come dovuto, e senza attendere risposta, aggiunse: Khoda hafiz, agh (5). Risposi: Allah Hafiz (6) E lui: In āʾ Allāh (7) Khoda Hafiz dissi uscendo.
(1) Stai bene, Signore? (2) Benissimo, grazie (3) Si (4) T (5) Arrivederci, Signore (6) Col favore di Allah (7) Solo Allah pu sapere
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