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Personaggi In Viaggio Verso L’Ignoto

di Domenico De Ferraro
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Pubblicato il 19/06/2020 17:59:08




PERSONAGGI IN VIAGGIO VERSO L’IGNOTO



Guardare passare Vincenzo Pulcinella per le strade del mio paese con la sua angoscia legata al suo destino mi sconforta assai . Lui figlio di un mite calzolaio , perduto tra i vicoli della città in cerca di pace . Pulcinella che non la da a bere a nessuno , che si muove come un buffone in cerca di gente come lui da avvolgere nella carta stagnola come si fa con il pesce che puzza dopo essere stato svuotato delle sue interiore. Vincenzo non è un fesso è in verità un filosofo, conosce tante cose. Poiché ogni concetto si eleva alla sua rappresentazione verso quella ricerca interiore in un mondo fenomenico colmo di tanti perché ed illusioni . Pulcinella passeggia , viaggia con il pullman prende il treno , va in piazza mercato, pulcinella beve il caffè in piazza plebiscito . Egli che conosce l’animo umano sa cosa significa essere un fisico bestiale, una libellula un libero pensatore. Vincenzo aveva un amico e quel giorno doveva andare a trovare il dottor Felice sciosciamocca per sapere il risultato di alcuni esami clinici fatti. Le pulci possono essere pulci salterine un po’ cretine come le rime , pulcinella se la rideva di se stesso , si lisciava i baffi e si muoveva tra la folla come fosse uno qualunque. Pulcinella è sempre stato un eremita a volte una tigre verace dipinta di celeste che si nasconde nel prato tradito dall’aspetto di tifoso juventino . Mette tante paure pensare un pulcinella diverso che trama contro il mondo che dorme sulle panchine del parco pubblico , beve vino sotto la luna va a zonzo zufolando arie di protesta contro il governo dei sorci , pronto a fare festa in caso di vittoria della vita sulla morte, pronto ad uccidere i fantasmi delle tante paure che s’avvicinano alla sua ragione di uomo e di maschera. . Un dialettica che non sa di sale , neppure di caciocavallo che va a cavallo con il pennacchio in testa indossando una maschera segnata dalla sofferenza avvezza ad ogni cambiamento . La quale si trasforma in ciò che siamo e in ciò che rappresentiamo. Cosi la filastrocca sciocchina con tanta perline cucite sulla pancia gonfia mi angoscia mi mette davanti a tante domande diritte, trasverse , false domande senza alcune risposte , vado cercando nei grandi libri polverosi , una risposta alle tante domande dure e molli libere di andare dove gli pare libere di essere una bella giornata una gioia di parole legate alla vita che passa . Si cerca nel libro della vita in cui è scritto ogni verità . Ed io seguo pulcinella lungo il viale del tramonto , tenendo premuto il grilletto della mia calibro trentotto pronto ad esplode un colpo secco alla schiena del povero pulcinella epigono di una disavventura amorosa. Dopo tante tragedia con tanta voglia e buona volontà mi lavo la faccia mi metto il vestito a righi . Quante amore dovrò regalare ancora alla gente , l’amore mi pare di averlo conosciuto mentre scrivevo , mentre fumavo come fossi un turco in vacanza . Portava i sandali ai piedi , odorava di rose , a volte appariva freddo ed aspro come la mite conoscenza . Quanti sogni ho fatto quel pomeriggio di giugno, ragionando con Dio gli parlavo della mia voglia di essere , della Russia , egli riservato non mi rispondeva , valevano le parole fritte , le parole che portavano ai piedi , pantofole uguali portate oltre quello che s’intende e si crede. Ci ho messo tanto a capire l’antifona , forse era un errore grammaticale forse una nave colma di vocali , circondata da vaghe farfalle , figlie della luna dea dell’amore , impaurite sul mare dell’avventura .


Il viaggio scivolò leggero sulle onde del contagio , con le sue tante colpe commesse come fosse una storia vera , quasi sincera si diramò per il mondo in presa diretta come se fosse una commedie mai recitate con soggetto , fu messa in scena a giudicare la sorte degli uomini e di pulcinella.

Come facile parlare del vago dire ed ogni ago punge la pelle la rende sottile , capace di trasformarsi in pelle di omo, di orco, di corvo , di cheto personaggio minore.

Vorrei seguire la tua ira come l’ olio segue il vino che in verità bevo prima che venga la notte

Perché siamo fatti della stessa sostanza, frammenti misti in incerti retaggi, come vorrei parlare delle tante nuvole che volano per il cielo , bisognerebbe essere sinceri lo so.

Certo bere vino , induce ad una certa conoscenza, la scienza è la figlia di quell' esperienza mista di virtù e vocali dall' ali leggere che attraversano il giorno del giudizio.

Io penso, ma vorrei una conferma, l’animo può il salire la scala santa per giungere alla ragione dei fatti.

Pulcinella si leva la faccia sorride allo specchio
Poi dice;. Se fossi stato un vero pagliaccio come io sono ora sarai il padrone di questo circo Tanti cerchi simili a tante esistenze , sono cadute nella manica della mia camicia. Ecco io reagisco al male come se fossi un pagliaccio anche se l’ ago della bilancia gira all' incontrario, gira contro l’odio di tanta gente senza peli sulla lingua?

Dottor sciosciamocca

Caro il mio Vincenzo c’è del vero nelle tue parole , ed elle sono belle come erano un tempo , basse e sincere . Tanti personaggi come lei dovrebbero suonare la ciaramella nell' aria ligia al dovere . Dolce perdersi nel ricordo dopo covid19

Ma tu mi prendi per fesso mi hai visitato hai detto ero sano come un pesce ora scendo e ti do un sacco di legnate

Pulcinella cerca di capire le rime sono un imbroglio ruotano intorno all' impossibile si beano dell' ignoranza altrui avanzano senza circostanze e senza misteri.

Avanza tu che avanza io , sono di altro lignaggio io , io sono una leggenda che emerge dal fondo della storia

Caro il mio pagliaccio hai la testa dura come il legno dei faggi . Leggi tanto , certo per te è dura la vita di marionette , coltivare la buona fortuna nell’orto della speranza spezza la schiena , figlia della pazienza e della intelligenza ogni azione reagisce ad una sua azione combinata e nuovi intendimenti

Io faccio uno sproposito sono fatto di carne di tante facezie mi piace mangiare polpette sono una buona forchetta.

Pulcinella sale sul dorso di un missile

Dottor sciosciamocca

Pulcinella dove vai non fare , l’asino scendi da quel missile ti potresti fare male

Pulcinella : Per carità sono pronto a sfidare ignoto voglio abbandonare questo mondo ingrato , andare, fuggire in altri universi

La testa . La testa che pasta molle

Io parto tu non vieni ?

Non voglio ho tante cose da fare qui sulla terra

Sali che ci divertiamo

M’inviti a nozze

Io non mi sposo, io parto

Sei avanti di un posto

Il posto ho dannato vorrai dire il mostro

Che mostro di Egitto io non gioco con il giullare

Dico dove vai ?

Dove mi pare se mi pare è lecito

Io non ti capisco

Neppure io e te

Sei morto

Si muore per amore o perché si e liberi , si bea chi si bea del poco

Facciamo la rivoluzione

Non posso sto per partire

Dove vai Pulcinella il mondo ha bisogno di te

Ho smesso di far sorridere gli altri , ora rido io alla faccia di chi mi vuol male

Ah Pulcinella hai cercato l’ ago nel pagliaio , ora sei fuori dal gioco addio pargolo della risata

Statte buono professore


Mandami una cartolina non con la Bartolini

Sei una barzelletta, balzi sempre sul letto all’improvviso

Il letto è come una leva , dove puoi amare chi vuoi

Sei un grande filosofo

Tu pulcinella l’uomo più simpatico del mondo.

Vai , vai Pulcinella e non guardarti indietro, poiché la vita è sudore , lavoro e tu non hai mai lavorato in vita tua . Tu pulcinella , una povera pulce compagno di tante avventure viaggiatore instancabile , chierico irregolare. Hai passeggiato , lungo la corona di spine di nostro signore, ti sei seduto a contemplare questa umanità ferita dalla malattia. Sei rimasto per giorni , mesi , anni sopra quel calvario con le tue arie di filosofo , di storico, eri certo tutto si sarebbe potuto risolvere che saremmo guariti dal male del secolo all’improvviso . Che per virtù dello spirito santo, avremmo scacciato la nera sorte, sorella della morte . Pulcinella il circo della vita, oggi perde una maschera importante, perde un suo figlio diletto , perde un idea di libertà. Ora ti sento come fossi una canzone ronzante per l’aria , una gracchiante melodia cantata da tanti corvi neri , accovacciati sopra il tetto della chiesa parrocchiale del sacro cuore. Ascolto la tua voce rincorrere i tanti concetti concentrici diramarsi nello spazio andare oltre quello che credevamo oltre questa vita . Rammento l’immagine di te che viaggia nella memoria collettiva , vaga animalesco nella sua esperienza teatrale . Figura mitica buffone di corte, chierico intransigente, bocciolo di rosa voce dei vicoli, amore ed altre belle parole che vado inseguendo lungo le strade da te frequentate un tempo. Tutto è bello , come l’unica verità possibile che esplora il nostro essere il nostro destino di esseri vivi , aldilà del bene e del male legati animosità dei fatti . Pulcinella , amico mio sei finito sulla luna ed ora come farai a ritornare indietro.



Vincenzo sulla luna vi giunse un bel giorno di giugno , quando tutti i marziani vanno a fare la spesa al supermercato galattico. In quei luoghi si parla uno strano linguaggio quasi incomprensibile che trascende ogni logica formale fatta ad immagine di un universo popolato da strani personaggi . La luna è un luogo unico per abitarci , un posto meraviglioso per viverci , passeggiare, incontrare appunto strani personaggi. Ragionare del più e del meno questo era il detto ed il fatto , come se pulcinella non avesse mai compreso la sua posizione sociale. Ovvero quella di servitore malpagato preso a calci nel sedere dal padrone .Vincenzo Pulcinella non era un tipo qualunque era quello che molti possono pensare, un esistenza di mezzo, una voce che echeggia nell’oscurità di un essere primordiale fatto ad immagine dell’essere uno e trino . Amava correre verso l’impossibile
questo in vero gli serviva a poco poiché Vincenzo era diventato cosciente del fatto , mentre viaggiava verso la luna aggrappato al missile. Là all’estremità di un missile che sfrecciava nello spazio oscuro , verso una dimensione onirica dove venivano a galla ogni mostro ed ogni cosa che alloggiava nella sua coscienza inquieta , si tramutava all’improvviso in ciò che era plausibile.

Quando mise piede sulla luna Vincenzo Pulcinella non poteva credere ai suoi occhi. Tutto gli sembrò assai strano come il risvolto di una medaglia bucata che ha due facce , forse tre e non viene lucidata da tempo. E come nella favola di Aladino dalla lampada magica spunto fuori un genio balordo che sapeva parlare inglese e tedesco. La storia continuò nella faticosa ricerca di un sillogismo, atto a coprire le lacune interiore di un dialogo senza domani. In riva al lago come l’ago della bilancia, il mondo si divise in buoni e cattivi , in belli e brutti. La ricerca filologica assunse diversi significati, dai contorni sistemici incentrati sulla chiaroveggenza degli atti preposti . Ed il lungo viaggio tramutò Vincenzo Pulcinella in un essere senza tempo ,un drago, un mostro dalle tante teste. E quando provò a pensare di testa sua si ritrovò sulla luna alla ricerca di un luogo dove poter pensare d’essere il solito pulcinella. Si ritrovò cosi da solo con le sue tante teste che non sono testi biblici neppure elaborazioni grafiche della filologia dell’azione . Ma la prospettiva di quel salto nel buio che avrebbe cambiato la figura di pulcinella in qualcosa di meglio o di peggio. Che la vita sia crudele che spesso nascondi in se un mistero , tante storie collegate alla morte e vita di un concetto singolo. Fa presumere d’essere immortali ma la storia inevitabilmente si ripete nella sua circostanze e nei suoi termini. Cosi non c’è un fine ne un mezzo per poter giungere alla verità ad una certezza.

Giunto sulla luna Vincenzo pulcinella avrebbe voluto cambiare numero telefonico , avere un numero speciale con il quale avrebbe potuto ricevere ogni messaggio ed ogni chiamata dalla terra . Ma l’amore è un materasso a due piazze, un po’ sporco, unto di sugo dove si affonda mentre dormi abbracciati al cuscino. E mondi surreali mi trascinano verso l’infinito e le parole sono figlie della mia memoria.
Sono triste nella restante frase
Non tirare il lenzuolo potrebbe sporcarsi
Ma questa è una buffonata
No , sono i puffi che giocano sotto la fontana
Vincenzo pulcinella cerca di darsi un contegno sa che tutto inutile che quel marziano apparso all’improvviso davanti è frutto della sua immaginazione.
Vincenzo. Tu vivi qui ?
Il marziano. Io mi chiamo marziano sono di passaggio
L’avevo immaginato
Da cosa
Dai tuoi abiti
Io non porto , abiti questa è la mia pelle
Che orrore
No definiscilo un errore poiché la logica dei fatti ha unito la vita alla morte
Sono felici di conoscerti
Io sono un immagine
Io mi chiamo Vincenzo
Piacere il marziano
Facciamo una mazurca
Volentieri qui sulla luna
Dove se no andiamo, balliamo fino allo sfinimento , dimentichiamo tutto l’orrore di questa vita
Io vorrei aiutarti
Io non posso
Va bene , facciamo come se tutto fosse possibile
Ecco bravo cammina io ti seguo
la strada è lunga
Non ho paura
Ci aspetta un lungo viaggio
Non possiamo ritornare indietro
Sono contento di stare qui
Io di poter ballare con te

Cosi i due amici ovvero Vincenzo ed il marziano s’avventurarono per le valli deserte della luna pallida chiara come la luce che penetra la terra. Una luce viva l’illuminava quella vita li guidava oltre quel loro dubbi e timori , miti di un vivere che si trasformava nell’improvvisazione dell’ essere salvi da chi quali orrori. E nel bene e nel male sarebbero giunti dove volevano giungere. Non tutte le ciambelle riescono con il buco c’è sempre qualcosa che va storto e la storia ad avere la peggio o meglio emerge l’ennesimo tentativo di poter cambiare padrone, luogo di nascita . Tutto è irreale nello scorrere dei versi cosi Vincenzo insieme al marziano si ritrovò nella valle dei teschi ove le ossa di antichi animali preistorici splendono alla luce del giorno.

Vincenzo: Forse abbiamo sbagliato strada
Il marziano: Non conosce il gioco
Sei mio amico bada a dire il vero
Non voglio ferirti
Io sono già morto
Sei ad un passo dall’incoscienza
Sono scienza
Sei una educazione patriarcale
No bevo camomilla
Ero felice un tempo con il mio padrone
Puoi sempre ritornare ad essere te stesso
Vorrei ma non conosce il senso di queste parole a volte rosse , a volte bianche
Certo non è facile poter volare liberi
Lo hai detto è tutto un tentativo
Una parte di questa leggenda
Dicasi leggenda per me rimane un dramma.

Cosi i due amici giunsero a quel punto dove si può conoscere se stessi cosi Vincenzo pulcinella divento una stella un punto fermo nell’universo poetico poiché chi siamo noi se non una leggenda che mangia un'altra leggenda che cresce risplende di luce propria a tarda sera . Oggi tutti possono ammirare questa stella di nome Pulcinella assai graziosa una stella, un punto fisso nello spazio della propria coscienza , frutto di una conoscenza trascendentale dei fatti commessi e perseguiti con coraggio lungo le strade della metafisica.

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