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Canzone Dantesca

di Domenico De Ferraro
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Pubblicato il 25/03/2023 19:09:21

DANTEDI’ VERSI D’AMORE

CANZONE DANTESCA


Vado nei miei verdi mattini per ridenti lidi , sulle onde del mare fino a baia ,fino a punta epitaffio. Sul mare delle memorie romane , turiste chimere, varie statue riposano in fondo al mare delle meraviglie.. Memorie imperiali . Ulisse senza testa in fondo agli abissi . Nel silenzio i pesci cantano, l’odissea insieme a baio , odo le voci di una natura in fermento, nuvole sparse nel cielo e sulla terra . Ascolto le voci di tanta gente che trascina seco il peso di questa esistenza . Ognuno va verso il proprio inferno, verso il paradiso promesso , laggiù verso il fine prefisso nella logica del creato ,nel senso di una poesia che si dischiude come fosse un fiore a primavera. E le mie rime sono esule ed esultano su questa terra ferita, sono figlie della mia malinconia del mio menzognero canto che cammina nel vento , verso un’altra esistenza. Navigano sul mare che m’apre le braccia e sorride aggrappato alla mia speranza . Dolce mia canzone dantesca mi accompagni nella meraviglia del creato tra dolci versi che fanno affiorare il mio sofferto canto nelle gesta di mille eroi caduti sul lavoro.

Là nei solinghi giacigli , molti infermi , sono riversi per strade sporche, avvolti dal soffio delle rime a primavera. Cosi prende piede il senso delle mie frasi , si fanno ergometriche , prendono forma in questo pedante canto . S’innalza tra le nuvole, tra i fumi dell'inferno in desolati giorni . Vedrò l’avvenire ed avrò paura , poi mi nasconderò con il mio cuore infranto , piangente ai piedi di una croce, dove un santo eremita sedette a sera dopo aver a lungo pregato . Ricorrerò il senso ed il verso di un vivere per sentieri austeri , andrò dove mi conduce la gloria , al ballo delle betulle. Per sentieri odorosi in mezzo al prato in cerca del mio amore che mi negò la sua bocca , mi negò il suo corpo ignudo . Ed oltre questa fantasia la mia canzone assumerà un aspetto ambiguo ,quasi fosse una canzone di rivolta in mezzo a tanta spazzatura poetica , in mezzo al cammino che mi condurrà al paradiso promesso .

Fresca ed azzurra in quest’aria la mia tristezza ,sembra una sposa perfetta, che fugge nel tempo delle sue promesse. Ed io andrò a capo chino, incontro a questa storia di sconosciuto nel trambusto fino sull’arbusto e in una busta troverò il tuo cuore strappato dal tuo petto. Troverò al fine di questo viaggio, l’immagine di me stesso seduto sotto un faggio. Che importa a me della gloria , cosa m’ importa del tuo corpo , cosa sarà domani , cosa sarò io tra poco, cosa sarà questo mondo che gira all’inverso nella sua fallace rappresentazione. Auliscono pure le rose , le rime danzino per l’inizio di questa primavera , suonino le campane nella pasqua post pandemica , suonino sotto fondo , mille strumenti diversi , dentro il dolore di molti, come ieri io canto i santi ed i poeti messi ognuno difronte al peccato commesso.

Fiori dei miei giovanili anni , fiore novello racchiudente il senso ed il detto in bilico nella rima obliqua , pendula risalente il crinale della meschina esistenza e nel fraterno ire il mio dire si perde nell’azzurro , nella gioia di un attimo, dentro il tuo corpo nella mia colpa . Chi si gratta infine risale nel verso, il quale s’accende e si colora di nuove rime ,verso nuove speme. In questa primavera il vero, sarà la veste della realtà, sarà la cura per il povero malato , sarà il parlare popolare appresso l’amore. Ed il folle santo sopra il campanile ride e saluta la folla . L’amore è uno stornello, una canzone masticata tra i denti a prima mattina la quale ti fa sentire bene , forte come un tempo in queste nuove rime di primavera.

Ecco le strofe apollinee , vipere alate in amore, armoniche vipere, striscianti nel sole di primavera, elle volano alte , parole verso il sole , sonore tra il verde, nella giovine selva, giù per le rosse fitte fratte. O canzone vivente, fiorisci sui rami, sbocci oltre quello che credo nel senso di molti anni trascorsi in esperienze varie . Male che attanaglia l’animo mio in preda a tanti incubi. Ed il mio amore si desta al sole della dolce primavera, nell’inferno dell’ospedale dove cantai questa vita , dove cercai una risposta religiosa, al tanto male passato.

Giorni pasquali , giorni gloriosi , trapasso silenzioso intriso di tanti amori perduti nell’oggetto nelle lusinghe, figlie di questo circoscrivere il verso scemante nell’incomprensione della sua apocalisse , lascivo dialogo narrativo .Suonino le campane a pasqua per Dante Pascoli e Carducci per il prode Dino Campana per questo amore tinto di giallo come i grandi girasoli che fanno ombra intorno ai fossi dove è sepolto il povero corpo di questo poeta .

Vorrei cantare Dante e l’amore che provo
Vorrei cantare questo amore ma sono incredulo
Sono come una cane , accetto il bene ed il male.
Sono questo ed altro e cerco un giusto senso a queste parole
Sono ad un passo dall’amore, forse risorgerò
Vado avanti non mi pento e canto il mio soffrire
La libertà, sgorga dal mio petto
Dal mio cuore spero per molti anni ancora
Sono estasiato perduto nel mio dire
Mi nascondo , gioco con l’amore e l’odio
Vorrei cambiare verso e vestimenti
Sono fuori questo bar , aspetto , mi saluti come un tempo.
Vorrei salire in camera tua
Ma non ho un becco di quattrino
Mi vendo la mia dignità per un goccio di vino
Mi vendo la mia anima all’orco
Mi vendo il mio mondo
Canto e seguo l’amore fuorilegge
Questo errore mi affligge
L’orgasmo é uno spasimo.
Ed io sono l’ultimo poeta di me stesso
Sono Dante e Boccaccio
Sono Carducci , Petrarca ,canto con un boccale di vino in mano
Sono questa storia la quale passa e spero mi porta in paradiso
Sono impegnato con le mie stupide poesie
Passo a piedi per piazza plebiscito
Scrivo, io vorrei cambiare nome e pelle
Poi tutti, mi seguono ed io sono non sono l’ amore eterno.
In questo gioco di rime , perdo il mio orgoglio
La malinconia comprime il mio cervello
Il velo della tristezza è bianco
Mentre il canto è rosso come il vestito di Dante

La bellezza non dovrebbe mai unire l’odio all’amore. Epoche avverse dentro una poesia come se fossimo ai margini di un fosso, dove ci si butta tutti i versi fatti , sballate rime di dei ed eroi, figli di notti insonne. Io questa vita, lo vista da sola, piangere il suo errore ,seduta in un bar di africani ubriachi.

Vorrei dirti sono felice
Sono desto nel mio canto
Vesto le vesti del se dei mie versi
Lo so il resto è niente
Per questo tiro la corda
Tutti copulano
Tutti vorremmo capire il perché
Ma l’amore è una colla , si attacca alle mani
E la vita sei tu, piccola e bionda
Sei tu che muovi questo amore , sotto questo cielo
Questo cuore, batte dentro il mio canto
Questa festa non si arresta
Neppure nel gioco delle rime
Di nuovo
Non sono nessuno
Sono fritto
Mi mangio una pizza
Guagliò
Non pazzià
Uocchie c’ arraggiunate
Zizze belle
Ma tu chi sei ?
Io sono mastrociccio
Ascite fore da casa mia
Facciamo pace
Ed è subito sera

La città vive di molti mali e di tanti amori passati , di tante glorie antiche e moderne. Gode della sua giovinezza a spasso per il centro con indosso solo vestiti alla moda . Solo pensieri e passioni. La città si nasconde dentro quello che sento in questo canto metropolitano . Mi conduce a capire chi sono e quando ho da vivere ancora . Ed il tempo è trascorso all’interno di una clessidra , mi ha trascinato verso di te in attesa sulla fermata dell’autobus . In tanti angusti pensieri mi armo con il mio dire, con il mio coraggio e sogno sempre di ritornare a casa sano e salvo . Dove m'attende quel dolce dormire in un gioco di rime a primavera, dove l’amore è questo navigare su leggendari mari , tutto il resto è poesia.






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