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Canto Del Gallo

di Domenico De Ferraro
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Pubblicato il 20/02/2024 19:39:34

CANTO DEL GALLO

 

 

Un giorno  un gallo cantò ,mentre  io crescevo nella terra dei padri ,  poscia fu  poi  abbandonato a me stesso ed al  mio inutile canto.  Per strada  si udivano le voci delle genti , gridare  tra le fessure  del tempo. Ed il mio canto s’udii in seguito lentamente sulla scia delle mie stonate  canzoni.

Ero  morto , ma  vivevo nei miei versi ,  in bilico sopra un filo spinato, dove  venivano   stesi una lunga fila di panni.  E La signora,  mi guardava  fare l’acrobata tra le molette e le mutande del marito , il quale  gridava  di chiudere la finestra perché faceva molto  freddo.

 

Ed il mio  canto , segui questa  musica celeste  che veniva  dalle campagne in festa , passava a testa alta  per le strade del paese   ben vestita . Celandosi  nel nulla del mio dire e fare.  Ed io rimasi  , estasiato  nel mio destino . Poi  presi coraggio , risposi al telefono e  parlai  di  questo  mio dolore nato  in tanti canti , saliti  dal basso.  E  volai   in alto con il  mio canto,  andai  verso il sole,  andai  verso il mio domani . E alla fine del mio verseggiare vidi   tre angeli che suonavano  per strada  ed erano  tre  angeli  liberi , tre  angeli senza denari. E  la loro  musica mi portò  a ricredere nel mio Dio  e nel loro canto.

 

Calmo il vento lievemente accarezzava   il mare , risaliva  lesta una sirena dal fondo degli abissi  ed un amore nuovo venne  a galla con tanti pesci  e  tanti corpi senza vita.

In quella  guerra , ho vinto un'altra medaglia e sono rimasto a galla in attesa di essere recuperato . Sono rimasto a galla per giorno per non annegare , mentre un  gallo cantava la sua mesta canzone del mattino   . Ed ero sicuro  che qualcuno  prima o poi, sarebbe venuto a prendermi e mi  avrebbero portato  al camposanto.

 
Ed io volevo ritornare  sul quel  verde colle  dove avevo trascorso   la mia infanzia. Stare nel sole , assopito  come una foglia.  Cosi m'accorgo che iddio  mi guarda dall’alto,  rinchiuso  in quella mia forma umana . Rimango  in silenzio. Spaventato sono assopito in un dolce silenzio, a  galla  rimango , sopra l’azzurro mare.

 

Ora so che i  treni passano,  una volta  sola nella vita , sono muti oramai. Come i miei anni in attesa del giusto treno .  Come la mia vita, stolta e  testarda. E' sono solo e svolto per  strade notturne  insieme ad una ragazza  con la sua tosse  secca di  fine di febbraio.

Ridono gli angeli  sopra   di me nel  cielo .

Torneranno mai  le rondini anche quest’anno , chi sa.

Voleranno  via via le  miei parole stanche e  stolte .

Ritornano, da  me,  le antiche parole dell'amore.

In me, risplenderanno.

Giocheranno  con me , nei miei  anni  crudeli.

Ed incerta in me , cammina solitaria e tranquilla la felicità.

Ammirare una fanciulla , ed ascoltare la propria voce crescere nel suo canto.

La buia sera , mi nasconde e  mi riunisce al mio soffrire. .

Lontano  dal mio cuore  dorme  la bella fanciulla.

Piangere ed ascoltare la propria voce crescere nel canto.

Lucente è il fiume sotto i raggi della luna .

E tu lo sai che basta poco per essere felici

Come baciare le tue guance , umide e fredde in un giorno  diverso .  

Nel buio della  mia stanza mentre  risplende il sole di febbraio , 

lieve,  anonimo,  interagisce  con questo soul .

Così l'anima  mia inventa  nuove  parole .

Nel blues  ...

La sera , arriva  più̀  scura   ormai.

E tu ritorni un poco malinconico nel  mio ardore.

Per  strada accadono mille  disgrazie
la gente si raduna intorno, intorno a vedere.

Città, antica, con il suo rumoroso carrozzone di carnevale il quale passa festoso  con le sue maschere .I lenti carrozzoni portano  lontano le sudice divise dei giovani operai. Giungono  fra un incrociar di lenti carri stetti fra un indugiar di lenti affetti. Sotto un  cielo grigio  , mirando le fredde stelle estasiato  nella sera tra i carri di carnevale. Non è questa  la città  dei padri,  dove la sera ,ebbro cantavo fra le sparse luci , nella  dolce umidità del fiume. Ubriaco di primo mattino nella  nera bottega di mio padre , bruciando  la mia esistenza . E non conoscevo ancora ,dove era la foce  del fiume delle mie memorie.  

 

Disegnavo  in me , nel mio animo  un'alba dalle  larghe curve. Assonnato, nella  bottega di mio padre ascoltavo il gallo cantare  la sua malinconia , mentre io salivo sul  carrozzone eccitato. Nell’allegro  carnevale della mia vita , attendevo una nuova vita , ed una nuova era per ritornare ad amare per ritornare ad essere me stesso . Perso  nel mio desiderio,  recondito , ignaro mischiavo l’acqua al vino   con tanti versi e frasi presi alla rinfusa dentro libri di poesie di famosi poeti. E sulla   strada lontano,  anonimo,  sentivo cantare  il gallo della mia immaginazione  il  suo primo amore.

 


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