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Una sola bandiera

di Alessandro Ferrari
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Pubblicato il 02/04/2011 00:48:46

Spazzano via i detriti da questo povero mondo
e chi è fuori è fuori
chi è dentro è dentro.
E l'ubriaco per terra sulla strada per Caracas
rotola dove nessuno potrà vederlo,
là dove potrà essere dimenticato.
Foglie e pagine che vagano nel vento,
petali di fiori ignorati
avvizziti e strappati.
C'è gente che viaggia impegnando la vita
alla ricerca di un domani migliore,
illusi dall'idea di un'esistenza diversa
da cogliere appena svoltato l'angolo.

La polvere del sud del mondo è pronta
passeranno più tardi ad impacchettarla,
saranno uomini con divise splendenti,
sorrisi impeccabili appena restaurati.
Porteranno via i resti di un mondo offeso,
già conquistato, poi spersonalizzato
infine deriso ed umiliato.
Si istalleranno piscine e solarium
sui resti di pueblos millenari.
Grattacieli al posto di templi.
Glutei pubblicitari sopra i volti
di eroi libertari.
E ci sarà una sola bandiera, una sola lingua
una sola moneta.

Spazzano via i detriti del mondo più povero
quel mondo che non può difendersi,
che percorre miglia a piedi scalzi
lontano dai nostri condizionatori
dai nostri fuoristrada di marca.
Un mondo che mormora piano in quechua
e non capisce, e non vuole farlo.
E non si adegua e nè ci tiene a farlo.
Quel mondo di cappelli bianchi che vediamo
a National geographic e pensiamo di conoscere,
nei mercati caotici di Cuenca, La Paz.
Su corriere che scalano le Ande
gonfie di fagotti straripanti. Lontano,
al di sotto dei nostri comodi Jet di linea.
Popoli che grattano il fondo del barile
per cercare le briciole da arrivare
a fine giornata.

Nelle valli risuonano flauti tristi
come l'anima dell'uomo che si regge
ad un bastone contorto, fiacco.
Brindisi sprezzanti salutano l'operazione
di pulizia, strette di mano ansiose
di commercianti che già pregustano nuovi guadagni
già immaginano la sensazione del portafogli
gonfio sul petto, là dove hanno cavato via
il proprio cuore.
E nessuno ascolta più le madri nella piazza
a gridare la loro muta domanda.
Nessuno guarda più i figli sparsi
come petali tristi, lontani, confusi,
spiazzati su strade di un mondo diverso.

Si sono già spartiti la parte povera del mondo
a lotti, a quarti come una bestia da macello.
Lo hanno fatto sotto i nostri occhi distratti
dalle sorti dei giochi televisivi,
dalle finali delle coppe,
dalla classifica delle hits.
Noi che non capiamo
e potremmo farlo.
Lo hanno fatto sulla pelle dell'uomo
che anche questa notte rientra, scarpe rotte
lungo la strada che muore a Saruma,
stretti nelle mani i quattro dollari
guadagnati oggi per aver raccolto,
oggi,
le arachidi che saranno il nostro aperitivo
domani.

Ma presto ci sarà una sola bandiera
un solo candidato da votare, una sola moneta.
E tutti questi discorsi saranno aria fritta,
o sarà meglio dimenticarli di averli fatti e sentiti,
negare se necessario, perchè chi può permettersi
di fare mille volte il giro del mondo
non vorrà sentire parlare del bimbo
che invece muore di fame, di quelli divorati
dalle mosche: manderanno i trattori
per seppellire queste scene.
O sventoleranno, come un'insulsa bandiera
il certificato di adozione a distanza;
quella sorta di elemosina per corrispondenza
che gli permette di dormire la notte.

Ci sarà una sola bandiera da sventolare
forse sarà quella più stellare.
Ci sarà un solo candidato da votare
e sarà quello col sorriso più accattivante,
quello che saprà vendere meglio
le proprie bugie e quelle del cartello
che rappresenta.
Il mondo sarà allora un unico, immenso
mercato globale, come da tempo si vocifera,
ci si augura, si auspica a gran voce.
Un enorme mercato globale dove, a guadagnare
saranno solo i mercanti più scaltri,
quelli che dirigono i giochi dall'alto
dei loro menhir di cristallo.
E gli altri nella polvere, a boccheggiare
costretti a sospingere i vicini più sotto
per una boccata d'ossigeno, un sorso d'acqua.

Domani, il sud del mondo sarà cancellato
perchè tutto sarà sud.

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