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La migliore descrizione della Madonna

di Melania Calvat 

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Pubblicato il 11/02/2017 10:46:03

(La Madonna descritta dalla veggente Melania Calvat.)

 

"La Vergine Santissima era alta e ben proporzionata. Sembrava essere tanto leggera che sarebbe bastato un soffio per farla muovere, però era immobile e molto stabile. La sua figura era maestosa, ed imponeva una timidezza rispettosa. La sua maestà ispirava rispetto misto ad amore, che attirava a lei.

La Vergine SS. era tutta bella, e tutta fatta d’amore. Guardandola io languivo per fondermi in lei. Dalla sua persona come dai suoi ornamenti, da tutto trapelava la maestà, lo splendore, la magnificenza fulgente, celeste, fresca, nuova come una vergine. Sembrava che la parola amore sfuggisse dalle sue labbra rosee e pure. Aveva l’aspetto di una mamma affettuosa, piena di bontà, d'amabilità, d'amore per noi, di compassione e misericordia.

Il suo sguardo era dolce e penetrante, i suoi occhi sembrava che parlassero con i miei, ma la conversazione proveniva da un profondo e vivo sentimento d’amore verso questa attraente bellezza, che mi scioglieva. La dolcezza del suo sguardo, l’aria di bontà incomprensibile facevano intendere che lei attirava a sé per donarsi. Era un’espressione d’amore che a parole non si può esprimere.

La Madonna era circondata da due luci. La prima, più vicina a lei, arrivava fino a noi, e brillava con splendore vivissimo. La seconda luce si espandeva un po’ più attorno alla bella Signora, e noi ci trovavamo immersi in essa; era immobile, cioè non brillava, ed era molto più luminosa del nostro sole terrestre. Oltre tutto questo splendore vi erano altri fasci di luce, come se nascessero dal corpo della Vergine SS., dai suoi abiti, da tutto. Tutte queste luci non facevano male agli occhi, e non affaticavano la vista.

La visione della Vergine SS. era di per sé un intero paradiso. Lei aveva in sé tutto quanto può soddisfare, poiché si dimenticava questa terra.

Il suo abito era bianco e argenteo, molto splendente. Non aveva nulla di materiale, ma fatto di luce e gloria, vario e scintillante. Sulla terra non vi sono espressioni né paragoni da poter fare.

Aveva un grembiule giallo, più luminoso del sole. Non di una stoffa materiale, ma un composto di gloria, risplendente di una bellezza che rapiva.

Le scarpe, poiché così bisogna chiamarle, erano di un brillante bianco argenteo, e intorno vi erano delle rose. Queste rose erano di una bellezza abbagliante, e dal centro d'ognuna usciva come una fiamma di luce bellissima e gradevolissima. Sulle scarpe vi era un fermaglio d’oro, ma non oro di questo mondo, bensì del paradiso.

La corona di rose che portava sulla testa era così bella, così brillante, da non potersene fare un’idea. Le rose, di diversi colori, non erano di questa terra. Era un insieme di fiori che circondava il capo della Vergine SS. in forma di corona; ma le rose cambiavano e si ricambiavano. E dal centro di ogni rosa usciva una luce così bella che rapiva, e faceva sì che la loro bellezza risplendesse. Dalla corona di rose uscivano come dei rametti d’oro, e tanti piccoli fiori misti a brillanti. Il tutto formava un diadema che da solo brillava più del nostro sole terreno.

In lei tutto mi portava ad adorare e ad amare il mio Gesù, in tutti i dettagli della sua vita umana.

La Vergine SS. aveva al collo due catene, una un po’ più lunga dell’altra. Queste catene, non posso chiamarle diversamente, erano come raggi di gloria, di un gran chiarore che variava e scintillava. A quella più corta era appesa una bella e preziosissima Croce piena di luce, su cui vi era Cristo nostro Signore. Alle due estremità della Croce vi erano da una parte un martello e dall’altra una tenaglia. Cristo era color carne, ma riluceva con grande splendore, e la sua luce sembrava come dardi lucentissimi, che m'infiammavano il cuore per il desiderio di perdermi in Lui. A volte Cristo sembrava morto, con la testa inclinata e il corpo rilassato, quasi cadesse se non fosse stato trattenuto dai chiodi che lo fissavano alla Croce. Io ne avevo una viva compassione. Avrei voluto comunicare al mondo intero il suo Amore sconosciuto, e infondere nelle anime dei mortali il più sentito amore e la più viva riconoscenza verso un Dio che non aveva assolutamente bisogno di noi per essere ciò che è, che era, e che sempre sarà. E tuttavia, oh Amore incomprensibile per l’uomo, si è fatto uomo, e ha voluto morire. Sì, morire per poter meglio scrivere nelle nostre anime e nella nostra memoria il folle Amore che ha per noi. Come mi sento infelice nel constatare la mia povertà d'espressione nel riferire l’Amore del nostro buon Salvatore per noi. Ma d’altra parte come siamo felici di poter sentire meglio ciò che non possiamo esprimere. Altre volte Cristo sembrava vivo. Aveva la testa dritta, gli occhi aperti, e sembrava sulla Croce di sua volontà. A volte anche pareva che parlasse, sembrava mostrasse che era in Croce per Amor nostro, per attirarci al suo cuore, che ha sempre un Amore nuovo per noi. Che il suo Amore dell’inizio, dell’anno 33, è come quello di oggi, e lo sarà sempre.

La voce della bella Signora era dolce, incantava, calmava, faceva bene al cuore. Era come se volessi saziarmi della sua bella voce, e il mio cuore voleva andarle incontro per struggersi in lei.

Mentre mi parlava la Vergine SS. piangeva ininterrottamente. Le sue lacrime cadevano l’una dopo l’altra lentamente fin sopra le ginocchia, poi come scintille di luce sparivano. Erano splendenti e piene d’amore. Avrei voluto consolarla e non farla piangere, ma mi sembrava che lei avesse bisogno di mostrare le sue lacrime, per meglio manifestare il suo amore dimenticato dagli uomini. Avrei voluto gettarmi fra le sue braccia e dirle:

“Mia buona Madre, non piangere. Io voglio amarti per tutti gli uomini della Terra.”

E sembrava che mi rispondesse: “Ve ne sono molti che non mi conoscono.”

Ero fra la morte e la vita vedendo da un lato tanto amore, tanto desiderio d'essere amata, e dall’altro tanta freddezza e indifferenza. Oh Madre mia, tutta bella e tanto amabile, mio amore, cuore del mio cuore. Le lacrime della nostra tenera Madre, lungi dal diminuire la sua maestà di Regina, sembravano invece renderla più bella, più potente, più piena d’amore, più materna, più attraente. Avrei mangiato le sue lacrime, che facevano sobbalzare il mio cuore di compassione e d'amore. Veder piangere una madre, e una tale Madre, senza adoperare tutti i mezzi possibili per consolarla, per cambiare i suoi dolori in gioia, si può comprendere? Oh Madre, più che buona, tu sei stata formata da tutte le prerogative di cui Dio è capace. Tu hai in un certo senso esaurito la potenza di Dio. Tu sei buona della stessa bontà di Dio. Il Creatore, formandoti come suo capolavoro celeste e terrestre, si è reso ancor più grande.

Gli occhi della SS. Vergine, nostra tenerissima Madre, non possono essere descritti da lingua umana. Per parlarne servirebbe un serafino, o meglio occorrerebbe la lingua stessa di Dio, di quel Creatore che formò la Vergine Immacolata, capolavoro della sua onnipotenza. Gli occhi dell'augusta Maria sembravano mille e mille volte più belli dei brillanti, dei diamanti, delle pietre preziose più ricercate. Brillavano come due soli, erano dolci come la stessa dolcezza, limpidi come uno specchio. In quei suoi occhi si vedeva il paradiso, attiravano a lei, sembrava che lei volesse donarsi. Più la guardavo, più desideravo guardarla, e più la guardavo, più l’amavo con tutte le mie forze. Gli occhi della bella Immacolata erano come la porta di Dio, vi si vedeva tutto quanto poteva inebriare l’anima. Quando i miei occhi s'incontravano con quelli della Madre di Dio e mia, sentivo dentro di me un gioioso rivolgimento d’amore, uno struggimento d’amore. Guardandoci i nostri occhi a loro modo si parlavano, e l’amavo talmente che avrei voluto abbracciarla proprio nell’intimo stesso di quegli occhi, che intenerivano la mia anima, e sembravano attrarla per farla fondere con la sua. I suoi occhi comunicavano un dolce tremito a tutto il mio essere, e avevo timore di fare il più piccolo movimento, per paura che le potesse essere minimamente sgradevole.

La sola vista dei suoi occhi sarebbe bastata a costituire il Cielo di un beato. Sarebbe bastata a far entrare un’anima nella pienezza della volontà dell’Altissimo, per tutti gli avvenimenti che capitano nel corso della vita mortale. Sarebbe bastata a far fare a quest’anima degli atti di lode, di ringraziamento, di riparazione, d'espiazione. Questa visione da sola concentra l’anima in Dio, e la rende come una morta vivente che guarda tutte le cose della terra, anche quelle che sembrano più serie, come se fossero semplici giochi di bambini. L’anima vorrebbe soltanto sentir parlare di Dio, e di tutto ciò che riguarda la sua gloria. Il solo male che l'anima vede sulla terra è il peccato, e se Dio non la sostenesse, ne morrebbe di dolore.

Amen."

 


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