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Radia un lucore il geco

di Pietro Menditto
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Pubblicato il 04/08/2012 19:09:18

Radia un lucore il geco

 

Radia un lucore il geco

nella penombra della stanza,

nella quietata notte estiva

che pare umetti la tua fronte

pura e quella del tuo sonno.

Sono certo del tuo,

il sogno del figlio che non nacque.

' Così a me piacque' portava

a firma la calce del decreto

e noi ce ne facemmo

una ragione sfamata di silenzi.

Dura un buio di confuse presenze,

concitate e mi strania in un suo

gorgo dove una faida si strema

di anfibie chimere.

E il geco, la nobile creatura

che abita la luce, gonfia

impercettibili vene ai molli

fianchi di un baldacchino

d'ombre intorno al nostro letto;

nella notte estiva trascorsa

dal cuore assente che non batté nel sole,

che non si addormentò stringendo

nella mano la stella del dio marino,

né quella del suo primo mattino.

La mano che non poté tessere

una storia di minime dolcezze

ai nostri occhi inteneriti né un nido

inestimabile a un tesoro di conchiglie.

Tu dormi e sogni e anche le tue labbra

dischiudi al rosario di ciò che fu negato:

' i tuoi piccoli panni non asciugheranno

al sole della mirabile stagione;

l'iride tua non trasalirà al transito

scomposto del ramarro

nella foresta del basilico;

da una barchetta il tuo grido

non ci avvertirà che in cielo appare

e sghembo si abbandona

il precipite gabbiano

nella estatica rotta'.

Tu dormi e vedi la tua mano tendere

il cibo ad una bocca che scompare.

Ma può l'amore una ferocia

tale che un'anima redima

prima che essa viva.

 

Sia la tua, assente, la sorte

di chi è salvo nudo del sudario,

quella di un re che ebbe il suo regno

in un piccolo giardino oltremondano,

in un cielo che non ha Calvario.


Tu dormi, io ascolto la presenza

viva che sollecita un tuo ansimo

improvviso; colgo sul viso che contrae

la domanda di oggi, d'allora,

la visione che in sogno ti opprime

e per tutte le ombre  due dita

astrali levo che sfiorano il tuo,

il capo della nostra creatura,

del sauro gentile, e un lembo,

solo un lembo, ma infinito, di paura.                                                                                                                                                                                                                                                     

 

 

 

 



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