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ANNIVERSARIO PROUST: 10 luglio 1871 - 10 luglio 2019
Una notte magica [ Magie e cunicoli spaziotemporali ], Aa. Vv.
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Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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Ti ho portato dei fiori -sulla tomba di mio padre-

di Pietro Menditto
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Pubblicato il 28/10/2012 09:15:52

Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me?

[...] Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me

Giovanni, XIV, 10-11

 

   Ti ho portato dei fiori e chi li ha scelti

   - non io che non tollero i mucchi -

   mi ha garantito che sono i più giusti.

 

   Uno dei miei miserabili trucchi,

   un colpo segreto, mentre senza il coraggio

   di un Pater mi accingo a passare

   una minuzia di tempo dove la stagione cerne,

   declinando, le tue, le sue ceneri, trasmuta il sorriso

   del teschio dietro un marmo di cui posso

                                                              [contare i pori.

 

   E’quest’ ultima luce, il suo immoto ansimo

                                                                    [polveroso.

 

   La luce ha ancora qualcosa da dire a quest’ora,

   il meglio della sua sapienza quando muore

   e va a posarsi su quello che resta di una cosa.

 

   La vita che dividemmo, come è giusto, ci divise,

   e questo non è poi diverso da uno di quei silenzi.

 

   Che io avessi terrore di te era normale

   ma che tu ne avessi di me era il mistero,

   la quadratura del nostro male.

 

   Cos’è che adesso mi fa sentire la tua mano

   sulla mia testa, confusa più d’allora?

   A che serve questa pietà sterile di pianto?

   Per una vita cercai un canto

   che frantumasse il ghiaccio e nient’altro

   adunai che gli scomposti gesti di un muto,

   i resti di un desolato, insipiente amore.

 

   Trovai un muro e lo chiamai:

                                                     [il mio assoluto.

 

   Come un bambino povero monta su un copertone

   e con la bocca pietoso imita il rombo di un motore.

 

                                                                     (riproposta)


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