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Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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Su un verso di Pedro Blancuda

di Pietro Menditto
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Pubblicato il 11/01/2013 09:15:10

                                                                     Más  que  con  el  trabajo  de  su  ausencia

                                                                     nosotros  el  amor  hirió  con  su presencia

 

                                                                                                    Pedro Blancuda

                                                                                             La sangre de los amantes

                                                                             dalla raccolta El escándalo del amor

 

 

Io so che mi ami

perché ad ogni mia battuta

la tua risata non nasce dalla gola

ma sale ad essa umida del tuo sesso

bollente delle tue viscere

vibrante del sobbalzo che la mia voce

imprime al muscolo nel tuo petto.

 

Se vivesse cento vite

tuo marito non riuscirebbe

in un’impresa come questa.

 

Io so che mi ami

perché passi le tue notti sveglia

a pensarmi, a immaginare la tua vita

con me se ci fossimo incontrati

prima di rimanere ingolfati

nel traffico delle nostre famiglie.

 

Io lo so perché quando mi saluti

all’arrivo o al commiato

riesci sempre ad aggiungere

al gesto consentito

uno sfioramento leggero del mio braccio

o della nuca; a trattenere i tuoi occhi

nei miei per una frazione di tempo in più,

incalcolabile perfino dal più costoso

dei cronografi di tuo marito.

 

Io so che mi ami

perché a volte vuoi illuderti

che sia solo un capriccio

o la noia.

 

Io lo so dai tuoi lapsus

quando ci troviamo tutti riuniti,

quando devi dire un altro nome

e pronunci invece il mio.

 

E perché quando conti i tuoi figli

manca sempre quello

che somiglierebbe a noi due;

e quando prepari il caffè e lo servi

per il modo in cui mi dici:

questa è la tua tazzina.

 

E ancora lo so per il disappunto che mostri

quando arrivo inaspettato

e non hai avuto il tempo di farti bella per me.

 

E lo so anche da quel capodanno

affollato di larve tutte sfatte

quando scoccata la mezzanotte

al momento degli auguri notai

con quanta maestria trovasti

un posto sicuro di fronte a me;

perché in quella occasione

l’abbraccio era senza sospetto

e ti preparasti a riceverlo,

inarcandoti un po’, timida,

gli occhi chiusi, con le mani

giunte sul grembo ed io, io

non seppi approfittarne,

per andare un po’ oltre,

timido adolescente anch’io.

 

Io so che mi ami

perché quando tuo marito

digerisce frutti di mare

dimenandosi tra le tue gambe,

dietro le tue palpebre chiuse

vedi noi due su una spiaggia dorata

e me che ti accarezzo i capelli

e con un dito seguo la linea delle tue labbra.

 

Io lo so che mi ami

perché sai che se avessi incontrato me

nel tempo dovuto

non ti avrei tolto la verginità

ma avrei scambiato la mia con la tua.

 

Io so che ti amo

perché è la verità;

perché quest’amore è un solo

incessante urlo di disperata felicità.


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