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La (Manu)Ela I

di Vincent Darlovsky
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Pubblicato il 17/05/2021 14:37:24

Era scarna, ossuta e mora. Alta 1 metro e 65 circa e col viso spigoloso. Le labbra erano sottili. Aveva l'attaccatura dei capelli bassa sulla fronte, il profilo aquilino e gli occhi scuri.

Eravamo stati insieme ai tempi dell’Università.

Ci siamo ritrovati dopo una decina d'anni durante una riunione di preparazione degli Esami di Stato in un Liceo Pedagogico.

Io ero stato nominato Commissario interno di Italiano e Storia e lei Commissario Esterno di Filosofia. Era giugno e faceva caldo.

Appena l'ho vista, l’ho riconosciuta e ci siamo salutati. Poi il Presidente di Commissione ha dato inizio ai lavori. Ci siamo seduti. Io mi sono messo dietro di lei. Ero leggermente spostato a sinistra. In questo modo me la sono potuta guardare di profilo durante l’assemblea.

Indossava una camicia bianca sotto una giacchetta scura. Entrambe aderenti. I pantaloni erano neri e stretti alla vita e lungo il bacino fino a mezza coscia, poi si allargavano fino alla caviglia. Questa era rimasta scoperta perché la collega aveva accavallato le gambe e non aveva messo i calzini. Ha dondolato il piede nella scarpa col tacco per tutta la durata della plenaria. Alla fine si è alzata, si è girata verso di me e mi ha detto:

-ciao ciao, Roby-.

La mattina dopo, prima di entrare a scuola, ho preso un caffè al bar di fronte e poi sono uscito. Mentre attraversavo la strada, ho visto la Ela sbucare dal supermercato lì davanti. Stava portando in macchina due confezioni di acqua.

Ho pensato che fosse sudata e che, se mi fossi avvicinato con una scusa, avrei potuto sentire l’odore delle sue ascelle. Allora mi sono fatto avanti, ho preso le bottiglie d'acqua e gliel’ho portate nella Fiesta. Mi ha guardato sorpresa, poi ha sorriso e mi ha detto grazie. Dopo siamo entrati a scuola e i Commissari ci siamo divisi i compiti.

Io e la Ela dovevamo controllare se le ricevute di pagamento dei candidati c’erano tutte. Ci siamo seduti vicini come compagni di banco. In dieci minuti mi ha urtato due volte con la mano sul braccio. Quando mi toccava di striscio, mi sentivo le formiche allo stomaco. Poi mi ha dato una botterella sul fianco. Ho pensato che lo facesse apposta. Ho avvicinato la mano sulla sua coscia e gliela ho accarezzata sfiorando i jeans. È rimasta impassibile per 4/5 secondi. Dopo mi ha detto che doveva correre in bagno a fare pipì. Quando è tornata ha spostato un po’ la sedia e si è seduta di qualche centimetro più distante. Ogni tanto le chiedevo qualche consiglio su come ordinare i documenti di iscrizione degli studenti e la toccavo sulla spalla. Lei sembrava non farci caso.

Alla fine della giornata, l'ho salutata alzando la mano per battere il cinque. Quando le ho toccato il palmo, questo era tiepido. E sudato.

La mattina dopo c’era lo scritto di Italiano. La valutazione doveva essere collegiale, per cui li ho corretti assieme a lei nel pomeriggio. Durante la correzione, la mia coscia toccava la sua. La sentivo calda. Abbiamo avuto una discussione sulla gravità o meno degli errori di un compito. Lei si è innervosita e, mentre argomentava, mi ha colpito col gomito sul fianco; infine, quando gliel'ho data vinta, mi ha lisciato il braccio.

Dopo che abbiamo corretto l'ultimo compito, si è alzata ed è andata al bagno. Quando è rientrata, ha chiuso la porta ed è venuta a sedersi. Ha roteato la testa come se volesse distendersi. L’ha tenuta piegata dall'altra parte per cinque/sei secondi e mi ha detto che aveva il torcicollo. Ha parlato tenendo gli occhi chiusi.

Ho percepito una vampata di calore e un odore acre di sudore. Per un istante mi sono sentito come se avessi la testa vuota.

Avrei voluto appoggiare le labbra sotto l’orecchio, baciucchiarla sugli zigomi, sul mento e sopra la guancia, all'angolo delle labbra e poi sulla bocca.

Però poi ho incrociato le mani dietro la nuca e ci ho appoggiato la testa facendo finta di essere rilassato. Non sapevo che altro fare. Lei ha aperto gli occhi e mi ha guardato di sbieco. Poi ha detto che era giunta l'ora di andare via. Ho annuito senza dire una parola.

Siamo usciti dalla scuola. Ci siamo salutati e mi sono messo in macchina. Quando sono arrivato a casa, la porta della cucina era aperta e ho intravisto mia moglie ai fornelli. Dal corridoio l'ho salutata di sfuggita e mi sono infilato in bagno.

Ho chiuso la porta a chiave e ho appeso l’asciugamani alla maniglia, in modo da coprire il buco della serratura


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