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ANNIVERSARIO PROUST: 10 luglio 1871 - 10 luglio 2019
Una notte magica [ Magie e cunicoli spaziotemporali ], Aa. Vv.
Presentazione il 22 settembre 2019, ore 17 presso il Villaggio Cultura – Pentatonic
 

Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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Selvaggio

di Stefano Verrengia
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Pubblicato il 06/03/2019 15:20:37

SELVAGGIO

 

Lasciami ruzzolare

come un masso ubriaco

dalle cime della pazzia

fino all’abisso della valle!

Lascia il tuo scialle

volare nel vento

come una vela 

che querela

porti sicuri:

le onde

non possono

essere rinchiuse

fra i muri.

E quando

la mia vita

perderà un’altra

pagina,

spero tanto

che sia macchiata

di birra e di vino,

di amore e mirra:

non mi importa

se sangue o lacrime

saranno l’inchiostro …

Versi, donatemi l’oblio!

E se di notte,

fra il chiostro

d’alberi scuri

dove s’ampliano i sensi,

nel mio incedere

sarò il fiume possente

che scorre

nella foresta,

lascia che dispensi

l’ardente natura

quel che dura

da un’eternità

in noi.

All’alba

coglierò

un ramoscello

che sarà la penna

con la quale

scaverò

una poesia nella terra.

Verso la città

i vecchi tetti

fumano come pipe

di vecchi marinai

sempre pronti

a pescar donne

con le reti

delle storie

del mare:

amare spiagge, mostri,

nulla placa la bocca

di questi squali assetati

di salmastri inchiostri.

Mentre si dipana il nero,

voglio raccogliere

quella foglia

per arrotolarne

la mia doglia,

poi l’accenderò

con un raggio di sole

per sciogliere

l’infinito nel nulla

di una nuvola di fumo.

Consumo la mia vita

respiro per respiro,

verso per verso.

Ho appena visto

un sogno scappare

in una tana

come un leprotto

impaurito …

fuggiva forse da me,

aveva forse percepito

che volevo mangiare

come un lupo inferocito?

Lasciami steso qui:

voglio viaggiare

a pieni motori

in questo nulla sconfinato

come una nave

nel suo andare

su un oceano in tempesta!

Quando sarà

finita la mia festa mortale?

Fai palle di carta

delle mie poesie,

e come fossero i miei occhi,

verso la fonte, verso la fonte,

ti prego lanciali lì lontani,

più lontani,

oltre l’orizzonte,

lì dove stelle infinite

ardite brillano

come lucciole impazzite.


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